A due anni dal femminicidio di Giulia Cecchettin, la sua storia arriva al cinema con “Se domani non torno”, il film diretto da Paola Randi, nelle sale italiane dal 5 novembre 2026. Una vicenda che ha segnato profondamente il dibattito pubblico sulla violenza contro le donne e che il cinema sceglie di raccontare da una prospettiva diversa rispetto alla cronaca giudiziaria.
La pellicola non mette al centro Filippo Turetta, l’ex fidanzato condannato all’ergastolo per l’omicidio della giovane, ma la famiglia Cecchettin: il padre Gino, la sorella Elena e il fratello Davide. Il racconto si concentra sulla perdita, sulla quotidianità spezzata e sul percorso che ha portato il padre di Giulia a trasformare il proprio dolore in un impegno pubblico contro la violenza di genere.
Film Giulia Cecchettin, la scelta di non dare un volto a Turetta
Una delle decisioni narrative più significative riguarda proprio la rappresentazione dell’assassino. Il film sceglie di non dare un volto a Filippo Turetta e di non pronunciarne il nome, evitando di concedergli il centro della narrazione.
La scelta della regista Paola Randi sposta l’attenzione da chi ha commesso il delitto a chi è rimasto e deve fare i conti con le conseguenze della violenza. Giulia non viene raccontata soltanto attraverso la sua morte, ma attraverso i suoi progetti, la creatività, i disegni e il futuro che stava costruendo.
La giovane, studentessa di ingegneria biomedica prossima alla laurea, sognava anche di diventare illustratrice per libri per bambini. Il film restituisce spazio a questa dimensione personale, cercando di sottrarre la sua identità alla sola ricostruzione dell’omicidio.
Filippo Timi interpreta Gino Cecchettin
Nel cast, Filippo Timi interpreta Gino Cecchettin, il padre di Giulia. Accanto a lui, Sabrina Martina veste i panni della giovane, mentre Tecla Bossi interpreta la sorella Elena e Tommaso Allione il fratello Davide.
La storia prende avvio dalla quotidianità di una famiglia che aveva già affrontato la perdita della madre Monica e che aveva cercato di ricostruire un equilibrio. La scomparsa di Giulia, l’11 novembre 2023, interrompe definitivamente quella normalità.
La regia sceglie di raccontare il dolore attraverso i gesti ordinari: i pasti condivisi, la vita domestica, le abitudini che cambiano dopo una perdita. La casa diventa il luogo in cui si manifesta l’assenza, mentre il rapporto tra Gino e i figli racconta il tentativo di trovare una nuova forma di equilibrio.
Dal libro “Cara Giulia” al cinema
“Se domani non torno” è liberamente ispirato a “Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia”, il libro scritto da Gino Cecchettin insieme a Marco Franzoso e pubblicato da Rizzoli.
La sceneggiatura è firmata da Paola Randi e Lisa Nur Sultan, con il contributo dello stesso Gino Cecchettin. Il film è prodotto da Notorious Pictures in collaborazione con Mediaset e Sky.
Le riprese si sono svolte interamente in Veneto, per sei settimane, tra le province di Padova, Venezia e Rovigo. Il progetto è stato presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, nella sezione Grand Public, il 23 ottobre 2026.
La violenza di genere e la responsabilità degli uomini
Il film non si limita alla ricostruzione della tragedia, ma affronta il tema della cultura del possesso e dei comportamenti di controllo all’interno delle relazioni. Al centro c’è anche la riflessione di Elena Cecchettin, che rifiuta l’idea di considerare l’assassino un’eccezione isolata e richiama l’attenzione sui modelli culturali che possono normalizzare gelosia, controllo e limitazione della libertà femminile.
La pellicola chiama in causa anche gli uomini, invitandoli a riconoscere e mettere in discussione comportamenti che troppo spesso vengono minimizzati. È una responsabilità che riguarda la famiglia, la scuola e la società nel suo complesso.
Il titolo riprende i versi della poesia della scrittrice peruviana Cristina Torres-Cáceres, diventata un simbolo della lotta contro la violenza sulle donne dopo essere stata rilanciata da Elena Cecchettin. “Se domani sono io, se domani non torno” è diventato un messaggio collettivo, un appello a non considerare inevitabile la violenza e a trasformare il ricordo in consapevolezza.
“Se domani non torno” arriva così al cinema con un obiettivo che va oltre la ricostruzione di un caso di cronaca: raccontare Giulia come persona, restituire voce alla sua famiglia e interrogare il pubblico sui comportamenti e sulle responsabilità che precedono la violenza. Perché ricordare non significhi soltanto commemorare una vittima, ma contribuire a evitare che altre storie simili si ripetano.
