I lavoratori dipendenti che maturano i requisiti per la pensione anticipata ordinaria entro il 31 dicembre 2027 potranno ricevere in busta paga la propria quota di contributi, scegliendo di restare in servizio. Le somme, normalmente trattenute dallo stipendio e versate all’Inps, saranno esenti da tassazione. La manovra 2027 proroga così per un altro anno l’incentivo già conosciuto come bonus Maroni.
La conferma del bonus Giorgetti è contenuta nell’articolo 54 della legge di bilancio. L’obiettivo è incoraggiare chi ha raggiunto i requisiti per l’uscita anticipata a proseguire l’attività, offrendo una retribuzione netta più alta.
Come funziona il bonus Giorgetti e cosa cambia per la pensione
Il dipendente che decide di rinviare il pensionamento può chiedere che la quota previdenziale a proprio carico venga corrisposta direttamente nello stipendio. Il beneficio è mensile e immediato: la somma si aggiunge alla retribuzione e gode dell’esenzione fiscale prevista dalla misura.
L’aumento del netto comporta però una rinuncia. I contributi trasferiti in busta paga non vengono accreditati ai fini pensionistici per il periodo in cui il lavoratore usufruisce dell’incentivo, con possibili effetti sull’importo della futura pensione. La convenienza dipende quindi dalla situazione individuale, non soltanto dall’aumento dello stipendio.
Resta invece dovuta la contribuzione a carico del datore di lavoro.
Le adesioni previste e l’effetto sulle uscite
La relazione tecnica della manovra riporta una previsione del governo di circa 7.500 adesioni alla proroga. Non tutti i beneficiari, però, cambierebbero la propria decisione grazie al bonus.
Soltanto il 15% degli aderenti, poco più di 1.100 persone, sarebbe spinto dall’incentivo a rimandare un pensionamento che altrimenti avrebbe scelto. Gli altri, secondo la stessa previsione, avrebbero continuato a lavorare anche senza la misura.
L’utilizzo del bonus mostra comunque una crescita rispetto agli anni precedenti. Le minori entrate contributive associate all’incentivo hanno raggiunto 21,8 milioni di euro nei primi otto mesi del 2026, contro i 2,1 milioni registrati nell’intero 2025.
Le minori entrate e i risparmi per lo Stato
La proroga ridurrà le entrate previdenziali perché una parte dei contributi destinati all’Inps sarà trasferita ai lavoratori. Il governo stima minori incassi per 16 milioni di euro nel 2027, 32,6 milioni nel 2028 e 33,3 milioni nel 2029.
Queste somme saranno però quasi interamente compensate dai risparmi derivanti dal rinvio del pagamento delle pensioni. Secondo la relazione tecnica, l’impatto complessivo sui conti pubblici dovrebbe quindi risultare pressoché nullo nel primo triennio.
