Il diritto di manifestare va garantito, ma i gruppi che provocano disordini devono essere isolati: è la posizione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sulle tensioni registrate durante i cortei in Italia nelle ultime settimane. Nell’intervista al Corriere della Sera, il ministro ha respinto le accuse di repressione del dissenso. Ha inoltre chiesto anche all’opposizione di prendere le distanze dai violenti, difendendo l’operato delle forze dell’ordine.
L’intervento di Piantedosi sui cortei arriva mentre proseguono le mobilitazioni legate anche alle condizioni economiche e alle scelte contenute nella manovra. Il titolare del Viminale ha affrontato anche la vicenda giudiziaria di Youssef Siher e le polemiche sul rapporto tra governo e magistratura.
Il diritto di protesta e gli interventi preventivi
Il diritto di protesta, per Piantedosi, non è in discussione. Secondo il ministro, dall’inizio dell’attuale stagione di mobilitazioni non sarebbe stata vietata alcuna manifestazione, comprese quelle organizzate senza le previste comunicazioni preventive.
Il problema riguarda invece, nella sua valutazione, i gruppi organizzati che sfruttano i cortei per provocare incidenti e scontri con le forze dell’ordine. Il Viminale ha rafforzato le attività di prevenzione con controlli, perquisizioni e fermi, effettuati sotto il coordinamento dell’autorità giudiziaria.
Piantedosi ha parlato di centinaia di interventi preventivi che, a suo giudizio, stanno contribuendo a limitare gli incidenti nelle piazze. L’obiettivo delle forze di polizia, ha sostenuto respingendo le accuse di voler reprimere il dissenso, è prevenire i reati e tutelare anche chi manifesta pacificamente.
La richiesta di una condanna comune delle violenze
La richiesta rivolta a maggioranza e opposizione è una condanna senza ambiguità dei comportamenti violenti. Per il ministro, chi ricopre incarichi di responsabilità deve distinguere chiaramente tra l’espressione del dissenso e gli atti contrari alla legge.
Le proteste degli autotrasportatori pongono anche il tema della continuità dei servizi essenziali. Piantedosi ha riconosciuto le difficoltà del settore, attribuendole in parte alle conseguenze della situazione internazionale, e ha sottolineato la necessità di conciliare quella continuità con il diritto di sciopero e di manifestazione.
Il caso Siher e il rapporto con la magistratura
Il caso Youssef Siher è al centro delle polemiche dopo la decisione della giudice per le indagini preliminari di non condividere la valutazione accusatoria. Piantedosi ha respinto l’idea che la vicenda possa essere ricondotta a un errore investigativo o politico.
Secondo il ministro, si tratta di due valutazioni diverse maturate all’interno della magistratura: quella degli inquirenti, che avevano sostenuto l’ipotesi accusatoria sulla base degli elementi raccolti, e quella della gip, giunta a una conclusione differente. Il titolare del Viminale ha ribadito la fiducia negli investigatori e nell’autorità giudiziaria, richiamando il rispetto delle decisioni nell’ambito delle rispettive competenze.
Le critiche ad alcune decisioni giudiziarie non rappresentano necessariamente un conflitto istituzionale, ha sostenuto Piantedosi. A suo giudizio, il confronto può essere acceso, purché siano garantite l’autonomia dei giudici e le prerogative del governo.
Il ministro ha infine richiamato la collaborazione quotidiana tra magistratura, autorità di pubblica sicurezza e forze dell’ordine, affermando che le divergenze non devono compromettere il rispetto reciproco.
