La revisione della gestione della Rai sarebbe ormai a buon punto in Parlamento, secondo Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio ne ha parlato nell’intervista a Bruno Vespa per il libro Storia della seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni. Da Prodi a Schlein, in uscita il 2 novembre per Mondadori-Rai Libri. Al giudizio sull’avanzamento del lavoro legislativo ha affiancato una critica alla sinistra sul rapporto tra politica e televisione pubblica.
“Siamo a buon punto”, ha affermato Meloni a proposito della riforma Rai, attualmente all’esame del Parlamento. La premier non ha indicato una data precisa per l’approvazione e non è entrata nel dettaglio delle modifiche alla gestione dell’azienda.
Le critiche alla sinistra sul sistema di nomina
Il confronto riguarda soprattutto il sistema di nomina dei vertici. Meloni ha attribuito l’impianto oggi in vigore alle scelte dei precedenti governi di centrosinistra, sostenendo che la sinistra lo abbia utilizzato per anni per determinare gli equilibri ai vertici della televisione pubblica.
“Hanno fatto loro la legge attuale, poi hanno chiesto di cambiarla quando siamo arrivati al governo”, ha dichiarato la presidente del Consiglio, che ha definito «ridicoli» gli avversari politici.
Nella lettura della premier, le opposizioni avrebbero cominciato a contestare il peso della politica nella gestione della Rai soltanto dopo l’arrivo del centrodestra a Palazzo Chigi. La contraddizione denunciata da Meloni riguarda dunque il sostegno a un modello di nomine durante gli anni al governo e la successiva richiesta di modificarlo dall’opposizione.
La legge del 2015 e il confronto in Parlamento
L’attuale modello deriva principalmente dalla riforma del 2015, approvata durante il governo Renzi, che ha modificato la composizione e le modalità di nomina degli organi di amministrazione della società.
Il dibattito sulla nuova normativa coinvolge il rapporto tra servizio pubblico, governo e Parlamento, oltre all’indipendenza dalle influenze politiche. Per Meloni, il completamento dell’intervento legislativo permetterebbe di chiudere una delle polemiche ricorrenti tra maggioranza e opposizione, togliendo alla sinistra un argomento di critica all’esecutivo.
La presidente del Consiglio non ha chiarito quali soluzioni definitive saranno adottate: la riforma resta all’esame del Parlamento e non è stata approvata.
