Alessandro Di Battista è tornato a parlare della sua esperienza politica nel Movimento 5 Stelle, ma anche delle notizie diffuse dai giornali durante il suo ricovero a Cuba, quando alcune testate lo avevano dato per morto. In una lunga intervista al podcast Vox On Air, pubblicata sul canale YouTube di Vox Investigazioni, l’ex parlamentare, recentemente operato per un tumore al cervello, ha raccontato le conseguenze personali di quelle notizie e le querele presentate. Nel corso della conversazione ha ripercorso anche gli anni trascorsi a Montecitorio, il rapporto con Luigi Di Maio e Gianroberto Casaleggio e la decisione di abbandonare il Parlamento.
Di Battista critica i giornali: “Conta più arrivare primi che scrivere la verità”
Durante il ricovero a Cuba, Di Battista è stato anche al centro di numerose notizie false sulle sue condizioni di salute. “Hanno scritto così tante scemenze, alcuni giornali mi hanno dato per morto”, racconta l’ex parlamentare, che sostiene di aver intrapreso azioni legali contro alcune testate: “Ho fatto un po’ di querele, speriamo di farci un po’ di soldi”.
Di Battista ha poi criticato il modo in cui vengono diffuse le notizie, soprattutto quando riguardano vicende delicate come la salute di una persona. “Conta più arrivare primi che scrivere la verità”.
“Mi svegliavo di notte e sognavo il funerale”
L’ex deputato ha raccontato anche le conseguenze personali di quelle notizie, arrivate in un momento particolarmente difficile: “Mi sveglio di notte, risucchiato da quelli che io chiamo imbuti cosmici, pensieri brutti, pensieri di morte. Mi sogno il funerale”. E ricorda un pensiero avuto durante il ricovero, pensando alla madre scomparsa alcuni anni prima: “Meno male che mamma è morta, perché se fosse viva si è risparmiata di leggere” quelle notizie.
La dipendenza con gli Stati Uniti: il misterioso viaggio
Tra gli episodi raccontati durante il podcast, Di Battista ha ricordato un incontro avvenuto a Montecitorio con due parlamentari di Forza Italia, che gli avrebbero suggerito di organizzare un viaggio negli Stati Uniti prima dell’eventuale ingresso al governo del Movimento 5 Stelle. L’episodio risalirebbe al periodo precedente alle elezioni politiche del 2018, quando Di Battista aveva già deciso di non ricandidarsi, senza però averlo ancora comunicato pubblicamente.
“Mi fermano due parlamentari di Forza Italia, Valentino Valentini, storico braccio destro di Berlusconi, e mi pare Bruno Archi, che stava in commissione Esteri con me”, racconta. “Mi dicono: ‘Noi siamo convinti che voi andrete al governo e ti suggeriamo di organizzare presto un viaggio negli Stati Uniti d’America’”.
“I ruoli in Italia passano dalla Casa Bianca”
Alla richiesta di chiarimenti gli sarebbe stato spiegato che avrebbe dovuto rassicurare gli interlocutori americani sulle proprie posizioni verso Israele e il mondo finanziario. “Ma che significa? Gli devi far capire che non ce l’hai con loro, che non ce l’hai con i fondi finanziari, che non ce l’hai con Israele”, ha dichiarato Di Battista. “Quel viaggio non l’ho mai organizzato, credo che lo organizzò Luigi”, ha aggiunto, riferendosi a Di Maio.
Per Di Battista, l’episodio sarebbe indicativo del peso esercitato dagli Stati Uniti sulla politica italiana: “Determinati ruoli in Italia, più che avallati dal presidente della Repubblica, ruoli apicali del governo, devono ricevere l’approvazione dalla Casa Bianca”. Una considerazione che l’ex deputato ha collegato anche alla presenza delle basi militari statunitensi in Italia.
La telefonata di Meloni durante il ricovero
Proprio durante i giorni più difficili del ricovero, Di Battista ha ricevuto anche una telefonata dalla presidente del Consiglio. L’ex parlamentare ha raccontato di aver temuto per la propria vita, dopo essere stato sottoposto a un intervento d’urgenza in un ospedale cubano.
“A Cuba ho avuto paura di non rivedere i miei figli, paura di morire”. Durante il ricovero, inoltre, erano circolate notizie false che lo davano per morto, contro le quali ha dichiarato di aver presentato alcune querele.
Di Battista ha ricordato che Meloni lo avrebbe contattato per rassicurarlo sulle polemiche relative a un presunto volo di Stato per il rimpatrio, ipotesi che l’ex deputato ha smentito: “Mi ha chiamato e mi ha quasi voluto rassicurare”. Un gesto che ha apprezzato nonostante le profonde divergenze politiche: “È stata umana”.
Su Vannacci: “Si sta salvinizzando poco a poco”
L’ex parlamentare si è poi soffermato su Roberto Vannacci, fondatore di Futuro Nazionale, che a suo parere avrebbe individuato uno spazio politico tra gli elettori delusi dalla destra di governo.
“È una persona scaltra, una persona che ha capito che milioni di cittadini che hanno votato la Meloni e la Lega si sentono traditi”. Di Battista, però, ritiene che l’ex generale abbia anticipato eccessivamente i tempi della propria iniziativa politica: “Credo che sia partito un po’ presto, ha bruciato un po’ le tappe”. E aggiunge: “Sembra proprio un disco rotto, dice sempre le stesse cose. Non c’è mai una roba innovativa. Mi sembra che si stia salvinizzando poco a poco”.
La rottura con il Movimento 5 Stelle
Durante l’intervista, Di Battista è tornato anche sulla decisione di lasciare il Movimento 5 Stelle, maturata definitivamente con l’ingresso nel governo Draghi. “Soprattutto io mi sono sentito tradito, e la ragione per la quale ho lasciato il Movimento 5 Stelle è quando hanno deciso di fare il governo Draghi. Quello è stato per me il punto di non ritorno”
Diverso il giudizio sull’esecutivo formato insieme alla Lega nel 2018, che considera uno dei migliori degli ultimi decenni per le misure sociali, “non grazie alla Lega, nonostante la Lega”
Di Battista e la delusione con Di Maio
Più complesso, invece, il rapporto con Luigi Di Maio, con il quale ha condiviso gli anni della crescita politica del Movimento. “Sono convinto che molte cose che ha sostenuto in realtà le ha sostenute più per convenienza che per convinzione. E questa cosa mi ha deluso”.
Nonostante le divergenze, Di Battista ha raccontato che l’ex ministro degli Esteri gli è stato vicino durante la malattia: “In questa fase è stato presente, mi ha dato una mano”. Una distinzione, quella tra rapporti personali e scelte politiche, che l’ex deputato rivendica.
