Alessandro Di Battista è tornato a parlare dopo il ricovero e l’intervento chirurgico effettuato questo mese a L’Avana. L’ex parlamentare ha pubblicato su Substack una fotografia insieme ad alcuni dei medici cubani che lo hanno assistito all’Hospital Clínico Quirúrgico Hermanos Ameijeiras, accompagnandola con un messaggio rivolto ai suoi lettori.
Di Battista: “Ho voglia di ricominciare”
“Sto molto meglio e ho voglia di ricominciare a fare quello che ho sempre fatto: scrivere e denunciare”, ha scritto Di Battista, ringraziando le persone che hanno continuato a seguire e sostenere il suo canale durante le settimane che ha definito particolarmente delicate. Ha inoltre annunciato che nei prossimi giorni racconterà più dettagliatamente quanto gli è accaduto. Per il momento ha scelto di condividere una fotografia scattata con alcuni dei medici cubani che, ha spiegato, gli hanno salvato la vita.
Il ringraziamento di Di Battista alla sanità cubana
Di Battista ha espresso parole di forte apprezzamento per il sistema sanitario cubano, definendolo “un’eccellenza” e spiegando di voler ricordare per sempre ciò che Cuba ha fatto per lui. Ha raccontato di essere partito per L’Avana proprio con l’intenzione di documentare le conseguenze del blocco imposto dagli Stati Uniti.
Nel suo intervento ha quindi ripercorso l’origine del cosiddetto “El Bloqueo”, facendola risalire al 1962, quando alla Casa Bianca si trovava John Fitzgerald Kennedy. Di Battista ha collegato quella fase anche al fallito tentativo di rovesciare il governo di Fidel Castro attraverso l’invasione della Baia dei Porci, organizzata dalla CIA.
Le accuse di Di Battista agli Stati Uniti
Secondo Di Battista, a distanza di 64 anni gli Stati Uniti continuerebbero a esercitare una pressione che, a suo giudizio, sta mettendo in difficoltà la popolazione cubana. Ha descritto come “drammatica” la situazione che avrebbe osservato durante la sua permanenza a L’Avana e ha criticato il modo in cui, a suo dire, le condizioni dell’isola vengono raccontate in Italia.
In particolare, ha sostenuto che le immagini delle città cubane caratterizzate dalla presenza di rifiuti vengano mostrate senza spiegare quelle che considera le responsabilità delle condizioni economiche e sociali dell’isola. Di Battista ha inoltre accusato gli Stati Uniti di avere un ruolo determinante nelle difficoltà vissute dalla popolazione.
Ospedali, ambulanze e blackout
Nel suo racconto, l’ex parlamentare ha parlato di strutture ospedaliere che, secondo quanto da lui riferito, si trovano senza acqua e di una carenza di carburante che renderebbe difficile anche il funzionamento delle ambulanze. Ha descritto inoltre strade poco trafficate e intere zone che durante la sera rimarrebbero completamente al buio.
Nonostante queste condizioni, ha aggiunto, la popolazione cubana continuerebbe a resistere. Di Battista ha raccontato di aver vissuto direttamente la situazione dall’ospedale in cui è stato ricoverato, dal diciannovesimo piano dell’Hospital Clínico Quirúrgico Hermanos Ameijeiras.
Il rapporto con i medici cubani
Proprio durante la degenza, Di Battista ha detto di aver conosciuto da vicino “l’umanità” dei medici cubani, sottolineandone l’affetto e la professionalità. A loro, ha raccontato, deve una parte fondamentale dell’esperienza vissuta durante il ricovero.
L’ex parlamentare ha poi riferito che alcuni dei medici con cui ha parlato gli avrebbero raccontato che molti dei medici palestinesi uccisi nel conflitto tra Israele e Hamas avevano ricevuto la propria formazione proprio a Cuba. Si tratta, nel suo racconto, di un ulteriore elemento che intende approfondire attraverso il suo canale.
Il ritorno di “Scomode Verità”
Di Battista ha infine annunciato che continuerà a occuparsi dei temi che hanno caratterizzato il suo progetto editoriale “Scomode Verità”. L’obiettivo dichiarato è proseguire nel racconto di queste vicende e nel collegare tra loro gli elementi che, secondo la sua interpretazione, permettono di comprendere meglio quanto sta accadendo. “Come abbiamo sempre fatto”, ha concluso, confermando così la volontà di tornare progressivamente alla sua attività dopo il ricovero.
