Le vetrine infrante nel centro di Milano diventano il punto di partenza di una riflessione che coinvolge il mondo della musica, i modelli di consumo e il rapporto tra artisti e giovani delle periferie. A intervenire è Fedez, che in un lungo post pubblicato sulla pagina Instagram di Pulp Podcast prende posizione sulle violenze che hanno accompagnato le manifestazioni del 17 e 18 ottobre. Il rapper mette in discussione non soltanto la distruzione dei negozi, ma anche la retorica di chi celebra la protesta senza interrogarsi sulle proprie responsabilità.
“Dentro le vetrine distrutte ci sono anche gli artisti che vi sostengono“, scrive Fedez, accompagnando il messaggio con una riflessione sulle contraddizioni di un sistema nel quale gli stessi personaggi pubblici che promuovono determinati modelli di successo possono finire per alimentare le aspettative e le frustrazioni di chi quei modelli non può permettersi.
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Fedez sulle rivolte di Milano: “Conosco la frustrazione della periferia”
Nel suo intervento, Fedez parte dalla propria esperienza personale e dal percorso che lo ha portato dalla periferia al successo. Il rapper racconta di conoscere la parabola tipica del mondo rap, in cui l’affermazione personale passa spesso attraverso l’esibizione di status symbol, abiti firmati e oggetti di lusso. “Conosco bene la frustrazione di una casa brutta in periferia, di un lavoro o di una scuola del c***o, di non poterti comprare niente di bello“, scrive. Una condizione che, nella sua lettura, aiuta a comprendere il significato simbolico attribuito alle vetrine del centro: non soltanto negozi da saccheggiare, ma rappresentazioni di un benessere percepito come irraggiungibile.
“Sono il simbolo delle cose che noi non potevamo avere e loro non possono avere?“, si domanda il rapper, riconoscendo la distanza tra chi osserva quel mondo dall’esterno e chi, invece, è riuscito a entrarvi.
La riflessione non è una giustificazione della violenza. Fedez prova piuttosto a distinguere la comprensione delle ragioni sociali della rabbia dalla celebrazione degli atti di vandalismo, chiamando in causa anche chi, nel mondo dello spettacolo, si esprime a favore della protesta.
La critica ai rapper e agli artisti che celebrano la protesta
Il passaggio più polemico riguarda proprio i personaggi pubblici che, secondo Fedez, si schierano accanto ai manifestanti senza riconoscere le contraddizioni della propria posizione. “Vedo anche artisti e personaggi pubblici che celebrano la protesta, ci si uniscono come se ne facessero parte, senza rendersi conto che esposti in quelle vetrine ci sono anche loro”, scrive.
Il riferimento è a un sistema culturale nel quale il successo viene raccontato attraverso il lusso e il consumo. Fedez ricorda le sfilate, gli orologi costosi, i viaggi e i vestiti firmati: simboli che appartengono all’immaginario di una parte della musica contemporanea e che contribuiscono a definire l’idea di una vita desiderabile. “A promuovere quella idea di vita e di successo ci siamo noi”, osserva, riconoscendo il ruolo degli stessi artisti nella costruzione di quell’immaginario.
Da qui la domanda implicita: quanto è credibile sostenere la rabbia di chi si sente escluso da un sistema quando si contribuisce, attraverso la propria immagine pubblica, a renderlo desiderabile?
Il riferimento a Marracash e il dibattito sulla rabbia sociale
Il post si inserisce nel dibattito aperto dalle reazioni di diversi esponenti del mondo rap agli scontri milanesi. Tra queste, quella di Marracash, che aveva pubblicato il messaggio “Con le buone non cambi le cose”, alimentando il confronto sul significato della protesta e sui confini tra dissenso e violenza.
Fedez contesta soprattutto il rischio che la solidarietà nei confronti dei manifestanti si trasformi in una presa di posizione utile a rafforzare la propria immagine pubblica. “I manifestanti non sono Pokémon da scagliare per il proprio tornaconto per cercare di intercettare nuova audience“, scrive.
Il rapper invita così a interrogarsi sulle motivazioni di chi interviene nel dibattito e sulla possibilità che una protesta venga utilizzata da artisti e personaggi pubblici per consolidare il proprio rapporto con una determinata fascia di pubblico.
La critica non riguarda soltanto il mondo della musica, ma una dinamica più ampia: quella in cui il conflitto sociale diventa anche uno spazio di visibilità, consenso e posizionamento mediatico.
Fedez dichiara: “Il vostro rapper preferito tornerà alle sfilate di Louis Vuitton”
La conclusione del post è la parte più netta della riflessione. Fedez immagina il ritorno alla normalità dopo le giornate di scontri: da una parte i giovani coinvolti nelle proteste, dall’altra gli artisti che, terminata la polemica, riprenderanno la propria vita tra eventi esclusivi e passerelle.
“Alla fine della giornata il vostro rapper preferito tornerà in prima fila alle sfilate di Louis Vuitton e voi, dall’altra parte della vetrina, non vi accorgerete nemmeno che ad alimentare quell’odio di classe, in parte, è stato anche lui. Siamo stati anche noi”, scrive.
