Marracash torna sulle polemiche nate dopo il suo intervento sulle rivolte di Milano e affida a Instagram una riflessione che va oltre gli scontri e i saccheggi. Il rapper risponde alle critiche ricevute nei giorni precedenti, tra insulti, minacce e accuse di aver giustificato la violenza, e chiarisce la propria posizione: condannare gli atti violenti non significa rinunciare a interrogarsi sulle ragioni che spingono i più giovani a scendere in strada.
“Mi sono preso una vagonata di merda, ci sta, me lo aspettavo“, scrive nelle prime righe del post. Marracash riconosce che le sue parole siano state riprese dai quotidiani e dalle pagine social, talvolta estrapolate dal contesto per diventare titoli a effetto. Ma è soprattutto la reazione ricevuta online a spingerlo a una considerazione più ampia sul dibattito pubblico e sul ruolo dei social network nella discussione politica.
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Marracash: “Non ho mai inneggiato alla violenza”
Il primo punto che il rapper vuole chiarire riguarda la sua posizione sugli scontri. “Io non ho mai inneggiato alla violenza. Siamo tutti d’accordo a condannare la violenza, ogni tipo di violenza. Ce ne sono molte forme”, scrive.
Per Marracash, tuttavia, fermarsi alla condanna degli episodi non è sufficiente. La domanda da porsi riguarda ciò che si nasconde dietro quei gesti e le condizioni che possono portare ragazzi giovanissimi a esporsi al rischio di essere fermati o arrestati durante una manifestazione.
“Cosa porta dei minorenni a mettersi il cappuccio e andare a rischiare di essere presi a manganellate o arrestati in centro?“, si chiede. Il rapper non presenta la violenza come una soluzione, ma la interpreta come un possibile sintomo di un disagio più profondo.
“Pur nella follia del gesto sono sintomo di qualcosa. Di un fallimento della nostra società di cui TUTTI siamo responsabili”, aggiunge, invitando a interrogarsi sulle responsabilità collettive anziché limitarsi a giudicare le immagini degli scontri.
Il disagio sociale e il risentimento delle periferie
Nella parte centrale del messaggio, Marracash allarga lo sguardo alle condizioni sociali ed economiche che, secondo la sua lettura, stanno alimentando un risentimento crescente. “Un risentimento crescente sta maturando in tutti, un rigetto, un’insostenibilità della vita in questo paese e non solo“, scrive. Il fenomeno, osserva, riguarda inizialmente le fasce più deboli e marginalizzate, le periferie e le seconde generazioni, ma coinvolge progressivamente anche il ceto medio, compreso chi manifesta pacificamente.
Il rapper individua nei commenti pubblicati sui social un ulteriore segnale di questo malessere. Un clima che, a suo giudizio, non può essere ignorato e che rischia di diventare sempre più difficile da contenere se non si affrontano le ragioni alla base della frustrazione.
“Non dite che non li avete visti arrivare perché quest’onda si sta ingrandendo da un po’ e dovremo farci tutti i conti”, avverte.
La sua riflessione sposta così il dibattito dal singolo episodio alla questione più ampia delle disuguaglianze, delle opportunità e della crescente difficoltà di immaginare un futuro sostenibile per una parte della popolazione.
“Aver fatto i soldi non mi impedisce di desiderare un mondo più giusto”
Marracash affronta anche una delle critiche che gli sono state rivolte con maggiore frequenza: quella secondo cui un artista ricco non avrebbe il diritto di parlare delle difficoltà di chi vive in condizioni economiche più fragili.
“Un’altra cosa che non tollero è il più stupido tra i commenti, la retorica del ‘tu hai i soldi, non puoi parlare'”, scrive. Il rapper racconta di aver visto i primi guadagni intorno ai trent’anni e di aver costruito il proprio percorso attraverso il lavoro e la fatica, partendo da una condizione che definisce “meno di zero”. Sottolinea inoltre di essere riuscito a farsi strada senza ricorrere alla violenza, pur provenendo da un contesto violento.
Nel post richiama anche il tema delle tasse, affermando di pagarne in misura consistente nel proprio Paese. Il punto centrale, tuttavia, è un altro: il successo economico non dovrebbe impedire a una persona di prendere posizione sulle ingiustizie sociali.
“Aver fatto i soldi non cancella più di metà della mia vita e soprattutto non mi impedisce di desiderare un mondo più equo e più giusto per tutti, né di lottare per questo”, conclude.
La polemica sui social e il dibattito dopo gli scontri
Il messaggio di Marracash si inserisce nel confronto che ha coinvolto il mondo della musica dopo le proteste e gli episodi di violenza a Milano. Le dichiarazioni degli artisti hanno alimentato una discussione che si muove tra la condanna dei danneggiamenti, la comprensione delle ragioni del disagio giovanile e le accuse di strumentalizzazione politica.
Il rapper critica anche il modo in cui il dibattito si sviluppa online, sostenendo che gli insulti e le minacce ricevuti dimostrino quanto i social siano spesso uno spazio poco adatto a un confronto politico articolato. Allo stesso tempo, riconosce che proprio queste piattaforme siano diventate uno dei principali strumenti attraverso cui le persone esprimono le proprie posizioni.
La sua presa di posizione non cancella la condanna della violenza, ma invita a non confondere la responsabilità per i singoli gesti con la necessità di comprendere il contesto in cui maturano.
Per Marracash, la questione non si esaurisce nel giudizio sui manifestanti: il punto è capire quale società stia producendo un disagio sempre più visibile e quali responsabilità condivise siano necessarie per affrontarlo.
