Il “Va’, pensiero” risuona davanti al Teatro alla Scala, ma questa volta non accompagna una rappresentazione sul palcoscenico. Sono i lavoratori del Piermarini a intonarlo durante il presidio organizzato a Milano il 20 ottobre, nel giorno dello sciopero proclamato per chiedere il rinnovo del contratto. Musicisti e coristi hanno trasformato la protesta sindacale in un’esibizione pubblica, portando fuori dal teatro alcuni dei brani più riconoscibili del repertorio musicale.
La mobilitazione coinvolge le diverse professionalità che contribuiscono alla realizzazione degli spettacoli: dall’orchestra al coro, fino alle maestranze tecniche e al personale amministrativo. Lo sciopero, indetto da Cgil, Cisl, Uil e Fials, arriva dopo il mancato accordo con la direzione sulle richieste economiche e rischia di compromettere la prima del “Faust” di Charles Gounod, diretta da Daniele Rustioni.
La protesta davanti al teatro: musica e slogan
Il presidio è iniziato davanti all’ingresso della Scala e si è poi spostato verso Palazzo Marino, sede del Comune di Milano. Accanto agli interventi sindacali, i lavoratori hanno scelto la musica come strumento di protesta: oltre al “Va’, pensiero”, sono stati eseguiti brani come “Bella ciao”, “Libertango” e “Fischia il vento”. Alcuni partecipanti hanno anche inscenato passi di danza.
Lo slogan scelto dalle organizzazioni sindacali è “Senza di noi non si alza il sipario”. Un messaggio che mette al centro il lavoro spesso invisibile che rende possibile ogni produzione: non soltanto quello degli artisti che il pubblico vede sul palcoscenico, ma anche quello di tecnici, costumisti, scenografi e addetti all’allestimento.
L’adesione allo sciopero è stata definita altissima dalle fonti sindacali e dalle agenzie di stampa. La protesta arriva dopo settimane di confronto senza risultati concreti sul rinnovo contrattuale.
La richiesta dei lavoratori: aumenti del 15% contro l’inflazione
Il nodo della vertenza è il recupero del potere d’acquisto eroso dall’aumento del costo della vita. I sindacati chiedono un incremento del 15% della retribuzione annua lorda, con un recupero graduale dell’inflazione negli anni successivi.
Secondo le organizzazioni sindacali, l’aumento dei prezzi ha ridotto sensibilmente il valore reale degli stipendi. La richiesta punta quindi a recuperare almeno una parte delle perdite accumulate e a introdurre meccanismi di adeguamento per il futuro.
La direzione del teatro, tuttavia, ha evidenziato le difficoltà economiche legate alla proposta. Secondo le stime della Scala, l’applicazione degli aumenti richiesti comporterebbe una spesa di circa 37 milioni di euro nell’arco di tre anni, considerata non sostenibile nelle condizioni attuali.
La trattativa si è fermata
La decisione di scioperare è arrivata dopo l’incontro del 15 ottobre tra il sovrintendente Fortunato Ortombina e i rappresentanti sindacali. Il confronto non ha prodotto un’intesa sulla questione economica e le organizzazioni hanno confermato la mobilitazione già approvata dall’assemblea dei dipendenti il 12 ottobre.
Alla riunione avevano partecipato oltre 450 lavoratori: il voto contrario allo sciopero era stato uno solo, con quattro astensioni. Un risultato che testimonia l’ampiezza del consenso interno alla protesta.
La vertenza riguarda il rinnovo del contratto per il triennio 2027-2029, ma investe anche il tema delle condizioni di lavoro e della capacità del teatro di attrarre e trattenere professionisti qualificati in una città dal costo della vita elevato come Milano.
Il futuro della Scala passa anche dal riconoscimento del lavoro
La protesta riporta al centro una questione che attraversa l’intero settore culturale: come conciliare il prestigio internazionale delle istituzioni artistiche con la sostenibilità economica delle persone che le fanno funzionare.
La Scala rappresenta uno dei simboli della cultura italiana nel mondo, ma dietro ogni spettacolo c’è il lavoro di centinaia di professionisti. Per i sindacati, riconoscere questo contributo significa anche garantire retribuzioni adeguate e condizioni che permettano alle diverse competenze di continuare a lavorare all’interno del teatro.
Lo sciopero del 20 ottobre potrebbe non essere l’ultima iniziativa della vertenza. Nel frattempo, il “Va’, pensiero” eseguito davanti al Piermarini diventa il simbolo di una protesta che chiede di guardare oltre il sipario: non soltanto alla qualità degli spettacoli, ma anche alle condizioni di chi li rende possibili.
