Maurizio Cremonini è morto improvvisamente stanotte, colpito da un infarto nella sua casa di Flero. Aveva 70 anni. Educatore, istruttore ed ex giocatore, era uno dei bresciani più conosciuti nella pallacanestro italiana e internazionale, considerato un punto di riferimento del minibasket.
Lascia la moglie Rosi e i figli Andrea e Marco. Quest’ultimo lavora da oltre un decennio alla realizzazione dei video delle nazionali italiane di basket. La Federazione italiana pallacanestro ha comunicato la scomparsa stamane, esprimendo attraverso il presidente Giovanni Petrucci il cordoglio alla famiglia.
Il minibasket come strumento educativo per Maurizio Cremonini
Cremonini era istruttore nazionale minibasket dal 1981 e da più di trent’anni lavorava come istruttore e formatore federale. Il suo percorso aveva unito conoscenze e sperimentazioni, portandolo a diventare una figura di riferimento in Italia e all’estero, dove collaborava con la FIBA a numerosi progetti educativi.
Ai bambini e ai loro allenatori aveva dedicato il proprio lavoro, diventando una guida e un consigliere. Aveva scritto anche diversi libri sul minibasket. La sensibilità, l’empatia e l’attenzione al futuro accompagnavano il suo modo di coinvolgere i più piccoli attraverso il gioco.
“Maurizio era un educatore grazie al minibasket e credeva nel messaggio formativo del gioco sport a cui ha dedicato la vita”, ha ricordato la federazione, sottolineando la passione e la lungimiranza con cui aveva svolto il suo incarico.
Il ricordo della federazione e di Petrucci
Il presidente Giovanni Petrucci, attonito, sorpreso e addolorato, ha condiviso il cordoglio della famiglia anche a nome del Consiglio federale e del personale della federazione. Un abbraccio rivolto a Rosi, Andrea e Marco per un dolore condiviso da chi aveva conosciuto e amato Cremonini.
La federazione ha ricordato anche il suo modo di insegnare: “La semplicità con cui trattava temi complessi, la dolce ironia con cui affrontava la vita e l’umiltà, ma anche la sicurezza, con cui proponeva il proprio saper essere docente, senza per questo imporsi, ci mancheranno, ma ci guideranno per il futuro”.
