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La NFL perde Mike Ditka a 86 anni, simbolo dei Chicago Bears

Con i Bears conquistò il titolo del 1963 da giocatore e il Super Bowl XX da allenatore, alla guida della squadra della stagione 1985.

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La NFL perde Mike Ditka a 86 anni, simbolo dei Chicago Bears

Jeff Morey (aka ADunwoody07 (talk · contribs)) - originally uploaded at the English Wikipedia — CC BY-SA 2.5 — via Wikimedia Commons (https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=57429758)

Ludovica Bartolini di Ludovica Bartolini

Nata a Napoli nel 2002, ho conseguito una laurea in Arti, Spettacolo ed Eventi Culturali e una in Journalism and Multimedia Communication. Mi occupo di cultura, cinema e spettacolo

L’ex giocatore e allenatore dei Chicago Bears Mike Ditka è morto a 86 anni. La famiglia ha annunciato la scomparsa, riferisce la CNN: “È con profonda tristezza che annunciamo la scomparsa del nostro amato marito, padre, nonno e amico, Mike Ditka. Il mondo conosceva Mike come un giocatore di football della Hall of Fame, un allenatore leggendario e la guida della squadra dei Chicago Bears campione del Super Bowl XX; noi lo conoscevamo come il cuore della nostra famiglia. Mike ci mancherà immensamente e sarà ricordato per sempre”.

Conosciuto prima come “Iron Mike” e poi come “Da Coach”, Mike Ditka contribuì a trasformare il ruolo dell’ala stretta, unendo la capacità di bloccare gli avversari a quella di ricevere i passaggi. Divenne poi l’allenatore di una squadra ricordata per una delle difese più dominanti del gioco e per le personalità dei suoi protagonisti.

Dalle acciaierie della Pennsylvania al titolo da giocatore

Ditka nacque a Carnegie, Pennsylvania, figlio di un saldatore che aveva cambiato il cognome della famiglia da Dyczko. Crebbe nella vicina Aliquippa, tra gli impianti siderurgici e le miniere di carbone della parte occidentale dello Stato. Atleta in tre discipline, a Pitt ottenne il riconoscimento All-American: il suo stile fisico gli valse il soprannome di «Iron Mike».

Il proprietario di Chicago, George Halas, lo scelse al quinto posto assoluto nella selezione dei giocatori del 1961. Ditka fu premiato come miglior esordiente, partecipò più volte al Pro Bowl e vinse il campionato NFL del 1963. Insieme a John Mackey di Baltimore cambiò il modo di interpretare il proprio ruolo e gli schemi offensivi: oltre ai blocchi, sapeva trasformare un passaggio corto in una lunga avanzata o superare in velocità un difensore su un lancio profondo.

Lasciò Chicago nel 1966 e giocò brevemente a Philadelphia e Dallas. Nel 1973 passò in panchina come assistente di Tom Landry, restando con i Cowboys per otto stagioni prima del ritorno ai Bears da capoallenatore.

La squadra del successo contro i Patriots

La gestione di Ditka a Chicago durò 10 anni, con cinque titoli consecutivi della NFC Central. Comprendeva anche una condanna per guida in stato di ebbrezza, un infarto e un lungo contrasto con il coordinatore della difesa Buddy Ryan.

Il difensore Mike Singletary, membro della Hall of Fame, ricordò il primo incontro con l’allenatore durante le celebrazioni per il centenario dei Bears, nel giugno 2019: «Quando lo sentii per la prima volta, quando entrò nella stanza, per me coach Ditka aveva la possibilità di diventare il più grande allenatore di tutti i tempi, perché aveva il fuoco dentro. Non so come allenasse George Halas. Ma posso immaginare che il fuoco, l’intensità e la passione che coach Ditka trasmetteva quel primo giorno abbiano dato il tono esattamente a ciò che disse: “Fra tre anni saremo al Super Bowl”. Era il 1982. Nell’85 eravamo lì, ed era grazie a quella visione». Ditka aveva anche avvertito che molti dei giocatori presenti non avrebbero fatto parte di quella squadra.

I contrasti pubblici con Ryan accompagnavano le difficoltà nel gestire uno spogliatoio ricco di personalità. «Era più di una squadra», ricordò Ditka. «Era una squadra di personaggi che avevano carattere, che giocava per un pazzo, che lo lasciava essere pazzo e si divertiva a farlo, senza mai scusarsene. Non vorrei essere uno di quei signori in giacca e cravatta che oggi camminano lungo la linea laterale. Non ho alcun desiderio di esserlo. Io ero quello che ero e loro erano quello che erano e, dannazione, era divertente».

Due dozzine di giocatori registrarono “The Super Bowl Shuffle”, un video musicale pubblicato tre mesi prima della finale del 1986. Il regista dell’attacco Jim McMahon descriveva così l’allenatore: «Lo chiamiamo “Sybil”, come quella ragazza del film. Sapete, quella che aveva tutte quelle personalità. Mike può essere calmo un minuto e quello dopo lanciare una cartellina. La gente non lo capisce, ma noi sì».

I Bears batterono i New England Patriots 46-10. Ditka raccontò spesso di essersi pentito di aver fatto segnare su corsa McMahon e il difensore William Perry, soprannominato «il frigorifero», anziché Walter Payton, il fedele corridore di Chicago che aveva attraversato anni difficili.

Ryan lasciò la squadra per diventare capoallenatore a Philadelphia. I Bears rimasero competitivi per gran parte dei cinque anni successivi, ma una stagione chiusa sul 5-11 portò all’addio di Ditka nel 1992. Dopo cinque anni di assenza tornò ad allenare con i New Orleans Saints, senza riuscire a rilanciarli. Il 1999 terminò con un bilancio di 3-13, il peggiore della sua esperienza da giocatore o allenatore: lasciò definitivamente la panchina.

I ristoranti, la televisione e l’impegno per gli ex giocatori

Ditka costruì una rete di ristoranti, lavorò come testimonial pubblicitario e interpretò se stesso in serie televisive come “Cheers” e “Third Rock from the Sun”, oltre ad apparire in “L.A. Law” e “Saturday Night Live”. Rimase vicino al football come analista NFL per ESPN e protagonista dei programmi dedicati alle partite. Usò la propria notorietà anche per sostenere il miglioramento dell’assistenza sanitaria e delle prestazioni pensionistiche degli ex giocatori.

Il suo nome circolò a lungo nella politica dell’Illinois. Si definiva un convinto conservatore e fu indicato più volte come possibile candidato repubblicano, anche per una sfida al Senato contro Barack Obama, allora deputato statale. Non si candidò mai.

Inserito nelle College and Pro Football Halls of Fame, Ditka ricevette un altro riconoscimento dai Bears durante una cerimonia nel 2013: la squadra annunciò che la sua maglia numero 89 sarebbe stata l’ultima a essere ritirata.

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