L’Unione europea ha chiesto il ritiro delle nuove misure statunitensi contro la Corte penale internazionale (Cpi), annunciate dopo l’assegnazione del Nobel per la Pace a Pillay. L’alta rappresentante Kaja Kallas, in una nota a nome dell’Unione, ha espresso «profondo rammarico» per le sanzioni alla Cpi. Bruxelles si è detta «pronta ad adottare tutte le misure necessarie per garantire che la Corte possa continuare a operare efficacemente e adempiere al suo indispensabile mandato».
Il rinvio delle sanzioni alla Cpi e lo spazio per la diplomazia
L’Unione ha accolto con favore la disponibilità degli Stati Uniti a discutere le proprie preoccupazioni con gli Stati parte dello Statuto di Roma e ha preso atto della decisione americana di rinviare l’entrata in vigore delle ultime misure. Per Bruxelles, questo «crea uno spazio per la diplomazia», con l’obiettivo di ottenere una rapida revoca delle sanzioni e prevenire ulteriori misure contro l’indipendenza e l’integrità della Corte.
Gli attacchi e le minacce contro la Corte, i suoi rappresentanti eletti, il personale e chi vi collabora, inclusi i rappresentanti della società civile e i fornitori di servizi, sono «inaccettabili», ha sottolineato l’Unione. La Cpi «deve poter operare in modo indipendente, libera da pressioni o interferenze esterne». Bruxelles continuerà a garantire il pieno sostegno e a contribuire alla protezione della Corte, del personale e dei collaboratori.
Tajani e la dichiarazione con i ministri del G7
Il ministro degli Esteri e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, ha ribadito in un’intervista a Il Messaggero l’opposizione alle sanzioni: «Crediamo nel ruolo della Cpi, e lo sosteniamo con convinzione». Ha spiegato di aver firmato per questo la dichiarazione congiunta con altri ministri del G7 ed europei, tra cui i colleghi olandesi e danesi.
«Siamo parte dello Statuto di Roma, il trattato internazionale che nel luglio 1998 istituì la Cpi, continueremo ad appoggiarne l’operato e a difendere il sistema internazionale, basato su regole e responsabilità», ha aggiunto Tajani, ricordando che «non spetta agli Stati commentare l’assegnazione dei Premi Nobel».
