La riforma elettorale potrebbe restare applicabile senza un nuovo intervento di governo e Parlamento se la Corte costituzionale accogliesse gli annunciati ricorsi limitatamente ad alcuni elementi marginali. È uno degli scenari possibili in caso di accoglimento totale o parziale delle contestazioni in merito alla legge elettorale: le conseguenze dipenderebbero dall’ampiezza della decisione e dal momento in cui arrivasse.
La sentenza autoapplicativa e le modifiche parlamentari
Un intervento circoscritto, per esempio sulla parità di genere o sulle sottoscrizioni per le liste, potrebbe produrre una sentenza autoapplicativa. Come spiegano i costituzionalisti Stefano Ceccanti e Michele Ainis, non sarebbe necessariamente richiesto un successivo passaggio in governo e Parlamento. Occorrerebbe comunque la cosiddetta normativa di risulta, che certifichi la tenuta della legge dopo l’intervento della Corte.
Se le osservazioni della Consulta riguardassero soltanto determinati punti, il Parlamento potrebbe invece modificare la legge elettorale seguendo le indicazioni della sentenza, come sottolinea il costituzionalista Antonio Baldassarre.
La bocciatura integrale, nell’ipotesi che la nuova legge fosse ritenuta incostituzionale in tutta la sua sostanza, è considerata improbabile dai costituzionalisti. In quel caso si voterebbe con la precedente legge, salvo il tempo e la volontà di approvarne un’altra. Ainis precisa che, secondo la Costituzione, il Paese non può essere privo di una legge elettorale immediatamente applicabile, a meno che non sia in stato di guerra.
Legge elettorale, gli interventi sostanziali e il precedente del Rosatellum
La Consulta potrebbe anche intervenire su più parti del testo, modificandolo profondamente rispetto a quello approvato dalle Camere. Le correzioni potrebbero riguardare, per esempio, il premio di maggioranza o l’obbligo di indicare il leader della coalizione. Anche in questa eventualità, il Parlamento avrebbe la facoltà di approvare un’altra legge, se ci fossero i tempi.
Un precedente simile risale all’Italicum, approvato nel 2015 durante il governo Renzi per disciplinare soltanto la Camera dei deputati. Il governo confidava nell’approvazione della contemporanea riforma che avrebbe abolito l’elezione diretta del Senato. La bocciatura al referendum costituzionale lasciò invece il Senato senza una legge omogenea a quella della Camera.
La Corte costituzionale cancellò nel gennaio 2017 la parte sul ballottaggio. Nacque così un secondo Consultellum, dopo quello del 2014 che aveva modificato il Porcellum. Il secondo non fu mai applicato, a causa degli stravolgimenti e della successiva approvazione di un nuovo testo: per superare la frammentazione, il Parlamento approvò nello stesso anno il Rosatellum.
La decisione a procedimento elettorale avviato
Il costituzionalista Carlo Fusaro individua il punto delicato nei tempi della decisione: se arrivasse a procedimento elettorale già iniziato, occorrerebbe fermarlo e ricominciare, per consentire, ad esempio, la presentazione delle liste con meno firme. Anche l’approvazione di una legge interamente nuova avrebbe tempi stretti, ma non impossibili.
