La segretaria del Pd Elly Schlein lavora a un programma fondato sulle proposte unitarie delle opposizioni, da definire entro la fine dell’anno: lo ha spiegato alla Festa dell’ottimismo del Foglio a Firenze. La costruzione dell’alternativa, nelle sue parole, deve procedere senza aspettare di conoscere la data delle elezioni.
Le prime misure di un eventuale governo progressista riguarderebbero i salari e il costo dell’energia. Schlein le ha indicate come le priorità da affrontare «nella prima riunione del consiglio dei ministri dopo la nostra vittoria». Per il programma comune, l’obiettivo dichiarato resta la fine dell’anno.
La scelta della guida e l’ipotesi delle primarie
Per individuare la guida della coalizione, Schlein ha ribadito due possibilità: un accordo che assegni la leadership a chi prende un voto in più, come avviene in altri Paesi europei, oppure le primarie. A queste ultime si è detta disponibile fin dall’inizio, per il bene della coalizione.
La risposta è arrivata a una domanda di Claudio Cerasa sull’eventualità che Giuseppe Conte le avesse proposto un nome terzo per guidare il campo progressista alle prossime elezioni. Schlein ha richiamato ciò che accomuna i due criteri da lei indicati: «La democrazia, che si passa per il coinvolgimento della nostra gente». Ha escluso che la scelta debba essere risolta con una manovra di palazzo, in una stanza chiusa o andando incontro a interessi che, ha osservato, ci sono sempre stati.
L’ipotesi di tenere le primarie due o tre mesi prima del voto sarà discussa con gli alleati. Schlein ha assicurato che la coalizione si farà trovare pronta in qualsiasi momento e sarà unita, come promesso agli elettori, organizzandosi con i propri tempi. Alla domanda sulle primarie anche in caso di un’eventuale bocciatura della nuova legge elettorale da parte della Corte costituzionale, ha risposto che il percorso dovrà procedere indipendentemente da ciò che accadrà.
Il voto e i rapporti nella coalizione
La data delle elezioni, in primavera oppure a ottobre dell’anno prossimo, resta da chiarire. Per Schlein, dopo quattro anni del governo Meloni, prima si voterà e meglio sarà per il Paese. La segretaria ha attribuito l’incertezza alle divisioni nella maggioranza: nella sua lettura, Salvini e Tajani vorrebbero proseguire fino a ottobre, mentre Meloni probabilmente preferirebbe la primavera.
Quanto alla costruzione dell’alternativa, Schlein ha riconosciuto che Pd e M5s hanno storie completamente diverse e che lavorare insieme alle basi di una coalizione progressista è impegnativo. Ha però aggiunto che è difficile essere più divisi della destra. Sul colloquio con Conte durante una manifestazione a Roma, quando erano seduti accanto, ha risposto a chi le chiedeva scherzosamente se avesse notato una microspia: «Non abbiamo niente da nascondere. Ci sentiamo spesso».
Schlein ha anche rivendicato la tenuta della propria segreteria di fronte ai tentativi di commissariarla, federarla o estrometterla. Ha contestato la ricetta di chi suggerisce al centrosinistra di vincere al centro con un candidato più moderato, rassicurante o disponibile alle larghe intese: «In questi vent’anni ci hanno fatto perdere sempre così, quindi è ora di cambiare».
Il salario minimo e i contratti precari
La condizione materiale dei giovani che lavorano è stata al centro anche dell’intervento di Schlein all’evento 60 Under 30, all’Università degli Studi Link. La segretaria ha contrapposto alla crescita generale dell’occupazione la sua distribuzione per età: secondo la sua analisi, l’aumento ha riguardato quasi esclusivamente gli over 50, mentre il problema riguarda le nuove generazioni.
Schlein ha collegato questa situazione alla proposta sul salario minimo presentata insieme alle altre opposizioni, ricordando però che da sola non basterà. Alla misura sui salari ha affiancato l’obiettivo di ridurre drasticamente i contratti precari, richiamando quanto fatto in Spagna.
