La polizia ha fermato oggi all’aeroporto di Nuova Delhi Abhijeet Dipke, fondatore del movimento degli scarafaggi, e i portavoce e co-coordinatori Ashutosh Ranka e Saurav Das. Il movimento ha riferito che i tre sono stati bloccati prima di scendere dall’aereo proveniente da Mumbai. La polizia non ha comunicato i motivi del fermo.
La capitale indiana è stata bloccata per impedire la manifestazione contro il governo. Le cifre delle persone fermate divergono: The Hindu, citando una propria fonte di polizia, parla di oltre 3.000 persone nella regione della capitale, di cui 500 mentre cercavano di raggiungere Jantar Mantar, nel centro cittadino. L’indian Express indica invece circa 200 fermi nel luogo della protesta; l’agenzia Pti ne riporta 500.
A Nuova Delhi sono state schierate decine di migliaia di poliziotti e paramilitari. Tutte le strade verso Jantar Mantar sono state chiuse con grandi barricate e gli agenti hanno formato barriere umane per impedire anche ai giornalisti di accedere. La zona è sorvolata da droni; in diverse aree del centro è stato sospeso l’accesso a Internet.
La polizia ha negato l’autorizzazione alla protesta, motivando la decisione con il timore che si ripetessero le violenze registrate nelle precedenti manifestazioni.
La Polizia Nuova Delhi movimento scarafaggi contesta la revisione elettorale
La mobilitazione nasce dal malcontento per la Revisione Intensiva Speciale delle liste elettorali, avviata la scorsa estate per verificare l’idoneità al voto ed eliminare i nomi duplicati o di persone non aventi diritto. Il governo l’ha definita un’operazione di pulizia dei registri attesa da tempo.
La procedura richiedeva ai cittadini indiani diversi documenti per dimostrare il diritto di voto e ha portato alla cancellazione di 130 milioni di nomi. I critici sostengono che siano stati esclusi anche elettori aventi diritto e che persone erroneamente dichiarate decedute abbiano dovuto farsi avanti per dimostrare di essere vive.
I manifestanti chiedono le dimissioni del capo della Commissione elettorale, Gyanesh Kumar, la sospensione immediata della revisione in attesa di un’indagine indipendente e il ripristino delle liste precedenti per le prossime elezioni. Definiscono l’intervento un’«epurazione» politica capace di consolidare il potere del primo ministro Narendra Modi, in carica da 12 anni, e dichiarano di voler garantire elezioni libere ed eque. Anche i partiti di opposizione, principalmente il Congresso, hanno manifestato questa settimana chiedendo le dimissioni del responsabile elettorale.
Il movimento giovanile e le adesioni alla protesta
Le manifestazioni sono state indette dal Cockroach Janta Party, il Partito popolare degli scarafaggi: un movimento della Generazione Z nato quest’estate per denunciare le falle nel sistema di ammissione universitaria. A guidarlo è un gruppo ristretto di giovani senza esperienza politica, tutti di età inferiore ai 32 anni.
Il gruppo è riuscito a ottenere la rara rimozione di un ministro del governo. Quel risultato sembra aver incoraggiato altre persone, dentro e fuori dal movimento, a esprimersi contro l’amministrazione Modi.
Tra le adesioni annunciate alla manifestazione di oggi figurano le associazioni di agricoltori protagoniste delle proteste del 2020 contro le riforme agricole del governo. Allora marciarono verso il centro di Delhi, subirono una dura repressione e riuscirono a ottenere il ritiro delle riforme.
Ha annunciato la partecipazione anche il partito di opposizione Aam Aadmi, con cui alcuni leader del Cockroach Party avevano collaborato in passato. Hanno aderito inoltre diverse organizzazioni giovanili di sinistra, tra cui la All India Students’ Association, affiliata a uno dei partiti comunisti del Paese: i suoi membri sono stati protagonisti di alcune delle proteste più accese.
Le accuse del governo e del Bjp
Il ministro degli Interni Amit Shah ha accusato i parlamentari dell’opposizione di diffondere «bugie e disinformazione». Il Bharatiya Janata Party (Bjp) del primo ministro Modi sostiene che i gruppi di opposizione tentino di destabilizzare l’India su istigazione di forze straniere.
Per il presidente del Bjp, Nitin Nabin, l’opposizione è «anarchica», rifiuta il verdetto popolare e persegue obiettivi politici volti a creare instabilità. Nabin ha sostenuto che il Paese progredisce nonostante le crisi globali e che gli avversari non riescono a «digerire la crescita, i progressi e gli sviluppi dell’India».
Le accuse di Nitin Nabin hanno riguardato anche i collaboratori del leader del Congresso Rahul Gandhi e del leader dell’Aam Aadmi Party Arvind Kejriwal, indicati come promotori delle proteste odierne. Non ha citato il movimento organizzatore, forse perché non è un partito politico registrato.
