Alex Schwazer sarebbe ora disposto a chiedere senza condizioni le controanalisi dei campioni risultati positivi in Germania, dopo averle rifiutate sei mesi fa. Il cambio di posizione è emerso questo giovedì mattina: il suo storico legale, Gerhard Brandstätter, ha spiegato al quotidiano Südtiroler Tageszeitung che l’atleta inizialmente era contrario, «ma alla fine siamo comunque riusciti a persuaderlo».
Il terzo caso di positività a una sostanza vietata dell’ex marciatore altoatesino riguarda l’eritropoietina, rilevata dall’Agenzia nazionale antidoping tedesca dopo la vittoria ai campionati di Germania della 50 chilometri del 26 aprile 2026. La non negatività era stata riscontrata sia nel campione di urina sia in quello di sangue.
Le controanalisi e la condizione del campione C
Alex Schwazer e il suo staff avevano inizialmente subordinato le controanalisi del campione B a un’altra verifica: il laboratorio tedesco avrebbe dovuto esaminare anche un presunto «campione C». Sandro Donati, ex allenatore e mentore dell’altoatesino, era riuscito a farselo consegnare dal prelevatore, lo aveva portato a casa e «conservato in luogo sicuro».
La richiesta era stata rapidamente respinta: il flacone, non sigillato e conservato da un privato, non poteva essere sottoposto a un test formale. Nei casi di Epo, l’esame del campione B è conforme al primo test al 99,9%. La procedura si era quindi conclusa con un verdetto di positività.
Il termine previsto dalle norme antidoping
La nuova disponibilità arriva però oltre il termine stabilito dall’articolo 18 delle Norme sportive antidoping. I commi 1 e 2 consentono all’atleta di chiedere la controanalisi, a proprie spese, entro tre giorni dalla ricezione della comunicazione dell’esito avverso. La rinuncia esplicita o il decorso dei tre giorni fanno scattare il procedimento disciplinare.
Schwazer è da mesi in attesa del processo e della sanzione sul piano sportivo, da vent’anni alla radiazione considerata la doppia recidiva, oltre che del processo penale in Germania.
