22 giugno 2026 – Alex Schwazer è stato sospeso dalla Nada, l’Agenzia Nazionale Antidoping della Germania, dopo essere risultato positivo all’Epo in un controllo effettuato in seguito ai campionati tedeschi sulla distanza di maratona. La notizia è stata ufficializzata nella tarda mattinata di lunedì attraverso un comunicato diffuso dall’agenzia.
La positività sarebbe emersa dopo la gara disputata il 27 aprile, quando l’atleta aveva completato la maratona in poco più di tre ore, facendo registrare quello che viene indicato come il miglior tempo italiano di sempre sulla distanza.
La sostanza riscontrata: l’eritropoietina
Secondo quanto comunicato dalla Nada, la sostanza rilevata è l’Epo, la stessa che nel 2012 portò alla squalifica del marciatore alla vigilia dei Giochi Olimpici di Londra. Nel 2016 Schwazer era inoltre rimasto coinvolto in un altro procedimento per una positività agli steroidi, un caso che negli anni ha alimentato un ampio dibattito.
Per il 41enne altoatesino si tratta della terza vicenda antidoping della carriera. In caso di condanna, il procedimento potrebbe portare alla radiazione dall’attività sportiva.
Avviato il procedimento disciplinare
L’agenzia antidoping tedesca ha reso noto di aver aperto un procedimento disciplinare nei confronti dell’atleta e di aver trasmesso la documentazione anche alla magistratura ordinaria. In Germania, così come in Italia, il doping costituisce infatti un reato e può comportare conseguenze anche sul piano penale.
La sospensione cautelare disposta dalla Nada impedisce al momento a Schwazer di prendere parte a competizioni sottoposte alla giurisdizione dell’agenzia. L’iter avviato e la trasmissione degli atti alla magistratura rappresentano ora i passaggi che determineranno sia l’esito disciplinare sia gli eventuali sviluppi sul piano giudiziario.
Schwazer: “Sono innocente, ma non voglio più combattere”
Nel corso della conferenza stampa convocata dopo la comunicazione della positività, Alex Schwazer ha respinto con forza ogni accusa, sostenendo di non aver assunto sostanze vietate. L’ex campione olimpico ha spiegato di aver ricevuto venerdì una mail che lo informava della presunta positività all’Epo riscontrata nei campioni di sangue e urina prelevati dopo la maratona disputata in Germania ad aprile.
“Sono innocente, non ho assunto Epo né altre sostanze vietate”, ha dichiarato Schwazer, aggiungendo però di non voler affrontare una nuova lunga battaglia giudiziaria e sportiva come quella seguita al caso che lo coinvolse prima dei Giochi di Rio 2016.
“Stavolta non mi difenderò più perché non ho più la forza di farlo”, ha affermato l’atleta altoatesino. “Non voglio rovinare ciò che ho ora. Non inizierò una battaglia che mi può sfinire. È più importante la mia vita e la mia persona”.
Schwazer ha inoltre dichiarato di non sapere come l’Epo possa essere finita nel campione analizzato: “Posso solo dire che non ho assunto Epo, non so come sia finita nella provetta”. L’ex marciatore ha spiegato di non voler più dedicare anni della propria vita a indagini, ricorsi e procedimenti: “Non so perché ce l’hanno con me, ma non mi interessa più. Se mi metto a indagare mi sfinisco e mi perdo completamente”.
La richiesta di una terza controanalisi
La linea difensiva illustrata durante la conferenza stampa si concentra sulla richiesta di una nuova verifica dei campioni biologici. Secondo quanto riferito dai legali e da Sandro Donati, sarebbe stata conservata una terza provetta di urina relativa al controllo effettuato in Germania.
L’avvocato di Schwazer ha definito il risultato “inspiegabile” e ha chiesto che venga effettuata una controanalisi anche su questo ulteriore campione, sostenendo che possa contribuire a chiarire la vicenda. Diversa la situazione per il campione di sangue, per il quale, secondo quanto riferito durante l’incontro con i giornalisti, non sarebbe stata autorizzata un’analoga procedura.
Anche Sandro Donati, storico allenatore dell’atleta, ha espresso sorpresa per l’esito del controllo e ha confermato di essere in possesso di un terzo campione di urina, auspicando che venga analizzato “nell’ottica della ricerca della verità”.
Nonostante la richiesta di ulteriori verifiche, Schwazer ha ribadito più volte di non voler affrontare una nuova lunga battaglia processuale: “Ho la coscienza a posto. Se lo sport non farà più parte della mia vita, lo accetto”
