Il prezzo del diesel è ai massimi storici negli Stati Uniti e l’amministrazione discute quotidianamente le misure per ridurre il costo dei carburanti. Donald Trump ha confermato che un possibile blocco delle esportazioni resta sul tavolo. L’obiettivo è aumentare l’offerta disponibile sul mercato interno, ma l’ipotesi preoccupa l’Europa, diventata più dipendente dalle forniture americane.
Secondo il presidente statunitense, una limitazione delle esportazioni di diesel potrebbe contribuire ad abbassarne il prezzo negli Stati Uniti, con possibili effetti anche sui prezzi di altri carburanti, a partire dalla benzina. Il segretario all’Energia Chris Wright ha indicato tra le cause della pressione sul mercato la riduzione delle forniture provenienti dalla Russia, dal Medio Oriente e dalla Cina. Il divieto resta dunque una possibilità in discussione, non una decisione già adottata.
La richiesta a Francia e Germania sulle riserve di diesel
L’amministrazione Trump avrebbe chiesto a Francia e Germania di utilizzare parte delle proprie riserve strategiche per aumentare l’offerta internazionale. Secondo Reuters, che cita persone vicine alle discussioni, la richiesta riguarderebbe fino a 120 milioni di barili di diesel da immettere sul mercato nei prossimi sei mesi. In caso contrario, Washington potrebbe procedere con un divieto sulle esportazioni americane.
Il quantitativo richiesto rappresenterebbe una quota significativa delle riserve europee. Germania e Francia possiedono complessivamente circa 13,8 milioni di tonnellate di riserve di diesel e gasolio, pari a circa il 35% delle scorte dell’Unione europea. La richiesta statunitense riguarda quindi due Paesi che detengono una parte rilevante delle riserve comunitarie.
Le scorte sono soggette a obblighi precisi: secondo Reuters, i Paesi europei rispettano attualmente le disposizioni comunitarie che impongono riserve equivalenti ad almeno 90 giorni di importazioni nette oppure a 61 giorni di consumo interno. Bruxelles e gli Stati membri stanno valutando se e come utilizzarle per attenuare le tensioni sul mercato.
L’eventuale riduzione delle esportazioni statunitensi potrebbe restringere ulteriormente l’offerta disponibile proprio all’inizio della stagione invernale. La discussione sull’impiego delle riserve riguarda perciò sia il contenimento dei prezzi sia la sicurezza energetica.
La dipendenza europea e la posizione della Commissione
L’Europa ha aumentato il ricorso al diesel americano dopo la riduzione delle importazioni dalla Russia e le difficoltà nelle forniture dal Medio Oriente. Secondo i dati citati da Sky TG24, circa il 50% del gasolio importato dall’Europa arriva dagli Stati Uniti. Un eventuale blocco interesserebbe quindi una provenienza che copre circa metà delle importazioni europee.
Il prezzo medio del diesel nell’Unione europea ha raggiunto nei giorni scorsi circa 2,23 euro al litro, con nuovi massimi in 19 Paesi, tra cui Germania, Francia e Italia. Sui prezzi pesano la riduzione dell’offerta internazionale, le difficoltà delle raffinerie e le tensioni geopolitiche.
La Commissione europea ha espresso preoccupazione per l’ipotesi di restrizioni statunitensi, precisando però che al momento non c’è una carenza concreta di diesel nell’Unione. La pressione sui prezzi e il rischio di nuove limitazioni alle forniture non corrispondono dunque, nella valutazione della Commissione, a una carenza già in atto.
Il commissario europeo all’Energia Dan Jorgensen ha avvertito che l’inverno potrebbe essere difficile, con prezzi energetici elevati. Anche il direttore dell’Agenzia internazionale dell’energia, Fatih Birol, ha indicato l’Europa tra le aree maggiormente esposte alle tensioni sul mercato del diesel.
I contatti tra Bruxelles e Washington proseguono per valutare l’impatto di eventuali nuove restrizioni alle esportazioni statunitensi.
