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Garlasco, i consulenti della Procura: “Il Dna di Chiara Poggi sui pedali è attendibile”

È quanto emerge dalla relazione del 15 settembre firmata da Previderé e Grignani nell'ambito dell'inchiesta ormai chiusa su Andrea Sempio

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Chiara Poggi, la vittima del delitto di Garlasco

Chiara Poggi, la vittima del delitto di Garlasco | Immagine di dominio pubblico - alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Il profilo genetico attribuito a Chiara Poggi e individuato nel 2007 sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi viene considerato attendibile dai consulenti della Procura di Pavia, ma gli esiti contrastanti delle analisi successive avrebbero richiesto ulteriori verifiche. È quanto emerge dalla relazione del 15 settembre firmata da Previderé e Grignani nell’ambito dell’inchiesta ormai chiusa su Andrea Sempio per il delitto di Garlasco.

Il profilo genetico del 19 settembre 2007

Secondo i due esperti della Procura, l’analisi eseguita il 19 settembre 2007 sul materiale genetico presente sui pedali fornì un risultato “solido” sia per la possibilità di riprodurlo sia per la sua attendibilità. Nessun consulente o perito, osservano, avrebbe mai contestato né la qualità del profilo né la sua attribuzione a Chiara Poggi.

Gli esperti ritengono quindi che quel risultato debba essere considerato valido secondo le conoscenze scientifiche disponibili all’epoca. Inoltre, spiegano che nessuna linea guida o raccomandazione, né allora né attualmente, avrebbe imposto una nuova amplificazione del campione, considerata l’elevata qualità del profilo ottenuto il giorno precedente.

Le due analisi negative del giorno successivo

La situazione, secondo i consulenti, avrebbe richiesto però un approfondimento dopo le analisi effettuate il 20 settembre, che diedero invece un risultato completamente negativo. Di fronte a quella discrepanza sarebbe stato opportuno interrogarsi sulle ragioni dell’esito diverso e procedere con ulteriori accertamenti biologici.

La questione è stata sollevata dagli esperti della difesa di Sempio, Linarello e Ricci, che hanno esaminato i “dati grezzi” del Ris arrivati alla Procura quasi un anno fa. Al centro ci sono proprio le due contro-analisi negative, che secondo la difesa non sarebbero state messe a disposizione delle parti.

Il ruolo dell’allora consulente Alberto Marino

I consulenti della Procura ritengono che ulteriori verifiche sarebbero state necessarie anche se non esistevano indicazioni specifiche nelle linee guida dell’epoca. A loro giudizio, l’allora consulente, il capitano del Ris Alberto Marino, avrebbe dovuto approfondire il contrasto tra il profilo attribuito a Chiara del 19 settembre e il risultato negativo del giorno seguente.

Lo stesso Marino, ascoltato dai pm come testimone, ha spiegato di aver effettuato le analisi del 20 settembre proprio per approfondire ulteriormente la questione, definendo poi quella scelta uno “stupido eccesso di zelo”. Secondo i consulenti, tuttavia, dopo il risultato completamente negativo non furono eseguiti altri accertamenti.

L’ipotesi sul motivo per cui non furono fatti altri test

Nella relazione Previderé e Grignani precisano di poter formulare soltanto un’ipotesi sulle ragioni di quella decisione. Marino potrebbe essersi convinto della chiarezza del risultato ottenuto il 19 settembre e aver ritenuto non significativo il successivo esito negativo.

Il mancato approfondimento viene considerato rilevante anche alla luce della richiesta di revisione del processo avanzata dalla difesa di Alberto Stasi. Le due analisi negative del 20 settembre rappresentano infatti uno degli elementi centrali su cui si fonda quella richiesta.

Il precedente del Dna sul cucchiaino

Nella consulenza viene affrontata anche la questione, già emersa nei mesi scorsi, relativa al Dna individuato sul cucchiaino utilizzato per la colazione. Il materiale genetico era stato accostato a quello trovato sui pedali della bicicletta perché presentava la stessa identità e quantità, circostanza che aveva alimentato l’ipotesi di un possibile scambio di provette.

I consulenti della Procura chiariscono però che, per quanto riguarda il materiale genetico sul cucchiaino, non è nemmeno certa la sua “sicura origine umana”. Questa incertezza, spiegano, incide sulle eventuali valutazioni successive basate sulla quantità di Dna presente nei campioni.

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