Elena Pero, giornalista e telecronista di Sky Sport, è morta a 60 anni dopo una malattia. L’annuncio è stato dato dal direttore di Sky Sport Federico Ferri nella serata di giovedì 24 settembre. “Elena Pero non c’è più. La sua voce, la voce del tennis, rimarrà per sempre“, ha scritto Ferri nel ricordo diffuso dall’emittente, aggiungendo un dettaglio che racconta molto: “Non ha saltato una telecronaca, neppure durante la malattia“.
La notizia chiude una parabola professionale riconosciuta dentro e fuori la redazione. Per anni la sua presenza in cabina di commento ha scandito i momenti principali del calendario, con appuntamenti seguiti da un pubblico fedele. In questo quadro, la costanza non è stata un’etichetta, ma un comportamento ripetuto, testimoniato da colleghi e appassionati.
Dagli inizi con Tommasi a Sky
Il percorso di Pero è iniziato prima della nascita di Sky. L’ingresso a Telepiù nel 1991 come giornalista praticante arrivò per scelta di Rino Tommasi, che sarebbe rimasto il suo riferimento. Da lì prese forma un apprendistato concreto, fatto di numeri, schede e risultati. Non a caso, nel 2025 aveva ricordato che fu proprio Tommasi a offrirle la prima opportunità, dopo averla selezionata inizialmente per collaborare alla gestione del suo archivio.
Con l’avvio della nuova piattaforma, la transizione verso Sky avvenne senza strappi. E da allora la crescita fu costante: partita dopo partita, torneo dopo torneo, divenne una delle voci centrali della redazione sportiva e un riferimento stabile per le telecronache di tennis. Inoltre, in oltre 35 anni di attività accompagnò generazioni diverse di giocatori e giocatrici, mentre il movimento italiano cambiava fisionomia e ambizioni.
Wimbledon e gli ultimi trionfi raccontati
L’ultima volta in cui il pubblico ha ascoltato la sua voce risale a Wimbledon 2026, nell’edizione chiusa dalla seconda vittoria consecutiva di Jannik Sinner. Un anno prima, il 13 luglio 2025, aveva narrato il primo successo dell’azzurro sull’erba londinese, con il microfono condiviso con Paolo Bertolucci. Due finali, due capitoli consecutivi, la stessa regia vocale.
Al tempo stesso, la collaborazione con Bertolucci era ormai un marchio riconoscibile. Il sodalizio durava da oltre vent’anni, una coppia familiare a più generazioni di spettatori. Ferri lo ha riassunto con un’immagine sportiva che ha fatto il giro delle redazioni: per Bertolucci era “il secondo formidabile doppio della sua carriera”. Una formula che restituisce misura e natura di quell’intesa nata in diretta, costruita palla dopo palla.
Famiglia e parole d’addio
Nel suo ricordo, Ferri ha rivolto un pensiero alla famiglia. La dedica è andata alla figlia Martina e al compagno Sergio, produttore che le è stato accanto per anni anche sui campi. È un dettaglio che rende evidente l’intreccio tra biografia personale e lavoro, spesso in viaggio, spesso in tornei che richiedono tempi lunghi e disponibilità continua.
Il lascito di Elena Pero si riconosce in tre direttrici: l’apprendistato con Rino Tommasi, la lunga collaborazione con Paolo Bertolucci, la presenza nelle stagioni che hanno riportato il tennis italiano al centro della scena. Da queste linee emerge un profilo professionale saldo, che ha tenuto insieme preparazione e continuità. E qui torna la frase scelta da Federico Ferri per congedarsi: “Non smetteremo di ascoltarti. E non smetteremo di ricordarti“.
È un congedo che lascia anche un dato oggettivo: la voce che ha accompagnato gli ultimi successi del tennis italiano si è fermata, ma il suo lavoro resta nei match e nelle telecronache che molti hanno imparato a riconoscere. Una costanza, quella ricordata da Ferri, che resta la cifra finale di un percorso professionale lungo e coerente.
