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L’Italia punta sui piccoli reattori modulari: il Senato approva la legge sul nucleare

Il governo indica il 2033-2034 come possibile orizzonte per i primi impianti, ma le regole concrete dipenderanno dai decreti attuativi.

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L’Italia punta sui piccoli reattori modulari: il Senato approva la legge sul nucleare

© Ra Boe / Wikipedia — CC BY-SA 3.0 de — via Wikimedia Commons (https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=24339707)

Ludovica Bartolini di Ludovica Bartolini

Nata a Napoli nel 2002, ho conseguito una laurea in Arti, Spettacolo ed Eventi Culturali e una in Journalism and Multimedia Communication. Mi occupo di cultura, cinema e spettacolo

Il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile, a quasi quarant’anni dal referendum del 1987. L’Italia torna così a dotarsi di una legislazione sul nucleare, affidando al governo il compito di definire una nuova disciplina per la costruzione e la gestione degli impianti. La strategia italiana si concentra su reattori più compatti rispetto alle grandi centrali tradizionali.

Il passaggio parlamentare stabilisce il quadro normativo, ma non coincide con l’avvio della costruzione di una centrale. La definizione concreta delle regole e delle autorizzazioni passa dai successivi decreti attuativi, necessari per dare seguito alla delega.

Come funzionano i piccoli reattori modulari

I piccoli reattori modulari, indicati con la sigla SMR, sono reattori nucleari con dimensioni e potenza inferiori a quelle delle grandi centrali tradizionali. La differenza riguarda anche il modo in cui possono essere realizzati: la modularità consente di produrre i componenti del reattore in stabilimenti industriali e di assemblarli successivamente nel sito destinato a ospitare l’impianto.

La tecnologia è pensata per ottenere impianti più compatti e flessibili. Sul versante della protezione, i progetti prevedono anche sistemi di sicurezza passivi, capaci di sfruttare fenomeni fisici naturali per intervenire senza dipendere necessariamente da sistemi attivi o dall’azione umana. Il ricorso a questi meccanismi fa parte della progettazione della sicurezza degli impianti.

Gli SMR restano però una tecnologia in fase di sviluppo. Anche i progetti più avanzati devono affrontare questioni relative ai costi, alle autorizzazioni, ai tempi di costruzione e all’industrializzazione. La possibilità di fabbricare i componenti in uno stabilimento e assemblarli altrove è dunque una caratteristica della tecnologia; il suo sviluppo industriale deve ancora confrontarsi con questi passaggi. La scelta italiana guarda a questa generazione di reattori, non alle grandi centrali tradizionali.

Le scadenze indicate e il progetto Nuward

Il governo indica il 2033-2034 come possibile orizzonte per l’entrata in funzione dei primi impianti nucleari italiani. È una prospettiva, non una data già fissata per la costruzione di una centrale. La legge approvata dal Parlamento e i decreti che dovranno seguirla hanno compiti distinti: la prima definisce il quadro, i secondi dovranno precisare le regole, le procedure e le autorizzazioni.

Lo sviluppo dei reattori modulari riguarda anche il resto d’Europa, dove sono in preparazione diversi progetti. L’Italia punta a inserirsi nella filiera industriale europea, con il coinvolgimento delle proprie aziende nella realizzazione e nella diffusione della tecnologia.

Tra le iniziative c’è il progetto Nuward, sviluppato da EDF e Nuward con Edison e una serie di aziende italiane interessate alla realizzazione e alla diffusione della tecnologia in Italia, Francia e nel resto d’Europa. Per un impianto italiano legato a questo progetto, l’obiettivo indicato è il 2035. Questo riferimento riguarda quindi un progetto specifico, distinto dall’orizzonte generale del 2033-2034 indicato dal governo per i primi impianti.

Tra il quadro legislativo e la produzione effettiva di elettricità restano da affrontare la localizzazione degli impianti, le autorizzazioni, i costi, la sicurezza e i tempi di realizzazione.

Il ruolo delle rinnovabili e la ricerca italiana

Il ritorno al nucleare non comporta, nei piani energetici illustrati dal governo, la sostituzione delle fonti rinnovabili. Le previsioni assegnano al solare, all’eolico e alle altre fonti rinnovabili la parte principale della produzione elettrica. Il nucleare avrebbe invece un ruolo aggiuntivo all’interno del sistema, affiancando queste fonti.

Secondo le stime del governo, nel 2040 il nucleare potrebbe rappresentare il 3,5% della produzione elettrica italiana. La quota potrebbe salire all’11% nel 2050, quando le rinnovabili raggiungerebbero l’85%. Sono scenari previsionali, non risultati già acquisiti: le percentuali descrivono il contributo possibile delle diverse fonti nelle prospettive delineate dal governo.

Il percorso italiano comprende anche la ricerca. Il Programma di Ricerca Nucleare coordinato da ENEA punta allo sviluppo delle tecnologie SMR e AMR, affiancando a queste attività la ricerca sulla fusione e la formazione di nuove competenze nel settore. L’attività non si limita quindi ai piccoli reattori modulari su cui si concentra la scelta tecnologica italiana, ma comprende anche gli altri ambiti previsti dal programma. La formazione di nuove competenze è uno degli obiettivi del lavoro coordinato da ENEA, insieme allo sviluppo tecnologico e alla ricerca sulla fusione.

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