Il 4 giugno 2026 la Camera ha approvato la legge delega sul nucleare con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti. Ora il testo passa al Senato per l’approvazione definitiva. La legge dà al governo un anno di tempo dall’entrata in vigore per emanare i decreti attuativi sulla produzione di energia nucleare sostenibile, la ricerca sulla fusione nucleare e la gestione dei rifiuti radioattivi.
I decreti disciplineranno la costruzione e la gestione di impianti nucleari di nuova generazione, tra cui SMR, AMR e micro-reattori. Prevista anche la produzione di idrogeno tramite energia nucleare, la regolamentazione del combustibile esaurito e la sicurezza nucleare. Il provvedimento prevede inoltre la riorganizzazione della governance e il riordino degli enti competenti. Tra i criteri per i decreti ci sono il rispetto dei massimi standard di sicurezza e salute, la semplificazione delle procedure autorizzative, misure di compensazione per i territori ospitanti e il coinvolgimento dell’industria italiana.
Il governo punta a completare l’iter prima della pausa estiva e a emanare i decreti entro fine anno, aggiornando così la normativa nazionale sul nucleare.
Nucleare, la politica è divisa: i favorevoli
Il vicepremier Matteo Salvini ha definito il nucleare una priorità urgente per ridurre a lungo termine i costi energetici di famiglie e imprese, sottolineando la necessità di avviare i progetti entro la fine della legislatura.
Il ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, ha espresso soddisfazione per il voto, considerandolo una scelta fondamentale per l’economia e la sicurezza energetica. Ha ricordato la risoluzione della questione delle centrali idroelettriche con la Regione Valle d’Aosta e ha evidenziato l’importanza di un mix energetico basato su nucleare e fonti rinnovabili. Ha inoltre sottolineato il ruolo del ministro Gilberto Pichetto Fratin nell’approvazione della legge, definendo il nucleare di ultima generazione uno strumento necessario per energia pulita e prezzi competitivi.
Carlo Calenda, leader di Azione, ha confermato il voto favorevole del suo partito, affermando che il nucleare è l’unica fonte capace di garantire indipendenza energetica, costi contenuti e assenza di emissioni. Ha definito il provvedimento un passo avanti importante per il Paese.
Stefania Craxi, presidente dei senatori di Forza Italia, ha descritto la legge delega come la continuazione di una battaglia iniziata con Silvio Berlusconi. Ha sottolineato l’impatto dei costi energetici sulle imprese italiane rispetto ai concorrenti internazionali e ha indicato i nuovi reattori portatili come elemento chiave di un mix energetico necessario per competere e ridurre la dipendenza dall’estero.

Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, ha definito la legge un passo importante per il futuro energetico dell’Italia, collegando la crescita della domanda energetica all’intelligenza artificiale, ai data center e all’elettrificazione. Ha sottolineato l’esigenza di sicurezza, decarbonizzazione e indipendenza, indicando il nucleare come un’opportunità concreta, non una questione ideologica.
E i contrari
Non sono però mancate delle reazioni meno favorevoli. Nicola Fratoianni, leader di Alleanza Verdi Sinistra (Avs), ha criticato la scelta della destra sul nucleare, definendola contraria agli interessi nazionali. Ha ricordato che in passato si era preferito puntare sulle energie rinnovabili, più sicure e meno costose, e ha denunciato un’inversione di rotta con la nuova legge.
Angelo Bonelli, deputato e leader di Avs, ha affermato che la Camera ha ignorato la volontà espressa da due referendum contrari al nucleare. Ha accusato il governo di bloccare le energie rinnovabili e di sostenere una strategia che porta a costi energetici più alti e profitti per le lobby. Bonelli ha inoltre denunciato il rifiuto della maggioranza a un emendamento volto a vietare l’uso militare del nucleare, rivolgendosi direttamente alla presidente Giorgia Meloni.
Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, ha ribadito una posizione pragmatica. Pur riconoscendo il risultato dei referendum passati, ha espresso sostegno alla ricerca sulla fusione nucleare, definita tecnologia pulita e senza scorie. Ha criticato il governo per non investire su questa tecnologia e per concentrarsi sulla fissione, che ha definito una tecnologia superata e poco accettata dalle comunità locali.
Gli italiani hanno paura del nucleare?
Un sondaggio di Youtrend per Green & Blue, presentato al Festival Green & Blue 2026 a Milano, evidenzia un’opinione pubblica italiana divisa sul nucleare. Il 46% degli intervistati valuta positivamente l’indipendenza energetica derivante dal nucleare, mentre il 36% ne riconosce il ruolo nel contenimento dei costi. Il 47% esprime preoccupazioni sulle scorie radioattive e il 42% sui rischi di incidenti.
L’indagine rileva inoltre che l’82% degli italiani ritiene importanti le azioni individuali contro il cambiamento climatico, ma solo il 9% si considera ben informato e attivo nelle pratiche sostenibili, mentre il 45% non le adotta. Sul tema delle auto elettriche, il 16% crede erroneamente che inquinino più delle auto tradizionali nel ciclo di vita e il 24% non esprime un’opinione. La carne coltivata è vista con diffidenza: il 33% teme la perdita delle tradizioni e il 31% l’impatto economico sugli allevatori.
