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Nucleare, Pichetto Fratin: “Non si fa quello che è popolare, ma ciò che è giusto per il Paese”

Il governo accelera sul ritorno al nucleare con l’approvazione della legge delega e punta sui piccoli reattori modulari per ridurre la dipendenza energetica dall’estero. Al centro del dibattito anche la gestione delle scorie radioattive e i tempi per l’avvio della produzione

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Le ultime dichiarazioni di Fratin sul nucleare - nella foto il ministro al Meeting di Rimini

Gilberto Pichetto Fratin | Photo by Meeting Rimini - Alanews.it

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha sottolineato il ruolo del nucleare per ridurre la dipendenza energetica dell’Italia, che attualmente importa tra il 15 e il 20% dell’energia, in gran parte dal nucleare francese. In un’intervista al Corriere della Sera ha indicato come obiettivo l’avvio della produzione nucleare entro la metà del decennio.

Nucleare in Italia, approvata la legge delega

L’iter legislativo procede. Il disegno di legge delega sul nucleare ha ottenuto il via libera della Camera e ora il governo lavora ai decreti attuativi, che dovranno essere emanati entro un anno. Pichetto Fratin ha fissato però un traguardo più ambizioso: chiudere il quadro normativo entro Natale, per non perdere tempo prezioso. Sul rischio di un referendum che possa bloccare tutto, il ministro non sembra preoccupato. Anzi, si è detto convinto che sarà possibile dimostrare l’assenza di rischi significativi per i cittadini, togliendo così qualsiasi argomento a chi volesse portare la questione al voto popolare. “Non si fa quello che è popolare, ma ciò che è giusto per il Paese“, ha dichiarato al Corriere della Sera.

Come funzionano i piccoli reattori modulari

Il cuore del progetto non sono le torri di raffreddamento che ci si immagina sentendo parlare di atomo. Il piano del governo punta sugli SMR, Small Modular Reactor, piccoli reattori modulari che rappresentano la frontiera più avanzata dell’energia nucleare civile.

Un reattore da 300 megawatt, ha spiegato Pichetto Fratin, occupa uno spazio equivalente a tre o quattro campi da calcio. Per produrre la stessa quantità di energia con impianti fotovoltaici, ne servirebbero oltre tremila. Il confronto rende immediatamente l’idea della differenza in termini di impatto territoriale.

Scorie nucleari: dove sono e cosa succederà

Uno dei nodi più delicati del ritorno al nucleare riguarda le scorie radioattive delle vecchie centrali italiane. Al momento sono state trasferite in Francia per un processo chiamato vetrificazione, che le stabilizza riducendone la pericolosità. Potranno restare lì fino al 2040.

Al loro rientro in Italia, ha precisato il ministro, occuperanno circa 100 metri quadrati di spazio e potranno essere utilizzate come combustibile nei nuovi reattori. Un dettaglio tecnico che ribalta la narrativa del rifiuto inutilizzabile: le scorie potrebbero diventare una risorsa per il futuro.

Diverso il discorso per i rifiuti nucleari civili, come quelli prodotti negli ospedali durante le terapie oncologiche o le diagnostiche con radiofarmaci. Questi sono già oggi conservati in circa un centinaio di capannoni distribuiti sul territorio nazionale. Pur avendo bassa radioattività, richiedono sorveglianza continua.

Il ritorno al nucleare in Italia è ancora sulla carta. La legge delega approvata alla Camera è un primo passo, ma i decreti attuativi devono ancora essere scritti, i siti non sono stati individuati e il deposito nazionale per le scorie – di cui si discute da vent’anni – non esiste ancora e non esisterà prima del 2039.

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