I Paesi arabi chiedono a Israele di rispettare gli impegni previsti dal piano Trump per Gaza e sollecitano gli Stati Uniti a esercitare un ruolo attivo affinché tutte le parti rispettino gli obblighi assunti. È quanto emerge da una dichiarazione congiunta sottoscritta a New York, a margine dell’81/a sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
L’appello dei ministri degli Esteri all’Iran
Egitto, Qatar, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Indonesia, Pakistan, Turchia e Arabia Saudita esprimono “profonda preoccupazione” per il protrarsi della crisi umanitaria nella Striscia di Gaza. Nel documento, i ministri degli Esteri chiedono a Israele di attuare senza ulteriori ritardi gli impegni rimasti ancora in sospeso nella prima fase del Piano Globale, a partire dalla road map prevista dall’accordo. Gli otto Paesi chiedono inoltre a Washington di mantenere un coinvolgimento “costante e attivo” per assicurare che tutte le parti, compresa Israele, rispettino quanto stabilito.
Cosa prevede la seconda fase del piano
I ministri ribadiscono la volontà di continuare a collaborare con gli Stati Uniti, il Consiglio per la Pace, l’Autorità Palestinese e tutti gli altri soggetti coinvolti per arrivare alla piena applicazione del Piano Globale e della relativa road map.
L’obiettivo è procedere verso la seconda fase, che comprende lo smantellamento delle infrastrutture militari accompagnato dal ritiro completo delle forze israeliane, il dispiegamento della Forza Internazionale di Stabilizzazione e il passaggio della gestione dell’intera Striscia al Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza. Il piano prevede inoltre l’avvio delle prime attività di ripresa e della ricostruzione in tutta Gaza.
Il rifiuto dello sfollamento dei palestinesi
Nella dichiarazione viene ribadita anche l’opposizione allo sfollamento forzato della popolazione palestinese e ai progetti di espansione dei territori occupati. I Paesi firmatari ne chiedono la cancellazione immediata e invitano tutte le parti a rispettare gli impegni assunti “in buona fede e senza indugio”.
Gerusalemme e gli insediamenti israeliani
Il documento esprime inoltre contrarietà a qualsiasi iniziativa che possa modificare lo status quo di Gerusalemme. I Paesi firmatari hanno infine accolto positivamente le recenti misure adottate dal Regno Unito e da altri Paesi per bloccare il commercio con gli insediamenti israeliani considerati illegali.
