Donald Trump rivendica la forza degli Stati Uniti e dal palco dell’Onu manda messaggi all’Iran, alla Russia e al resto del mondo. Nel suo intervento all’81esima Assemblea generale delle Nazioni Unite, il presidente americano ha assicurato che l’America è tornata ed è “più forte che mai”, presentando la sua politica estera come quella che ha permesso a Washington di affrontare minacce che per troppo tempo, secondo lui, erano state ignorate.
“Mentre altri parlavano, io ho agito. Mentre altri parlavano di pace, io l’ho realizzata”, ha detto Trump. Poi la rivendicazione della potenza americana: “Mentre altri promettevano forza, io l’ho usata per rendere l’America il Paese più potente del mondo”.
Trump all’Onu: “L’Iran farà l’accordo dopo le elezioni”
Una parte centrale del discorso è stata dedicata all’Iran. Trump ha ribadito il suo impegno a impedire che Teheran possa dotarsi di un’arma nucleare e ha accusato chi, negli anni passati, avrebbe sottovalutato la minaccia rappresentata dal Paese.
Il presidente americano si è detto convinto che un accordo sia ancora possibile, indicando però un orizzonte preciso: dopo le elezioni americane di metà mandato. All’apertura diplomatica ha affiancato parole durissime sulle possibili alternative.
“Devo decidere se annientare l’Iran o fare un accordo”, ha detto Trump, aggiungendo che, qualora scegliesse la prima strada, gli Stati Uniti sarebbero in grado di farlo rapidamente.
Washington e Teheran, nonostante lo scontro ancora aperto, nelle ultime ore hanno lasciato intravedere anche qualche possibilità di riaprire il dialogo. La delegazione iraniana arrivata a New York ha infatti ricevuto il mandato per eventuali negoziati e gli Stati Uniti hanno fatto sapere di essere disponibili al confronto.
Ucraina, Trump: “La pace arriverà prima di quanto si pensi”
Dal Medio Oriente Trump è poi passato alla guerra in Ucraina. Anche in questo caso il presidente americano ha mostrato ottimismo sulla possibilità di arrivare alla fine del conflitto.
“La pace tra Russia e Ucraina si farà prima di quanto si pensi”, ha assicurato, sostenendo che sia Kiev sia Mosca “non ne possono più”.
Il tema tornerà sul tavolo poche ore dopo il discorso. Alle 19.15 italiane Trump incontrerà a New York il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Già alla vigilia dell’Assemblea il presidente americano aveva chiesto che la guerra finisse, mentre Zelensky aveva fatto sapere che nel dialogo con Washington ci sono alcune proposte per provare ad arrivare a una de-escalation.
La lotta ai cartelli: “Sono l’Isis dell’emisfero occidentale”
Trump ha usato toni altrettanto duri parlando dei cartelli della droga, definiti “l’Isis dell’emisfero occidentale”. Il presidente ha assicurato che gli Stati Uniti non permetteranno più che minacce alla propria sicurezza mettano radici nel continente americano.
Washington, ha avvertito, è pronta anche a ricorrere alla propria potenza militare quando lo riterrà necessario per proteggere gli interessi nazionali.
Nel suo intervento Trump ha ribadito anche il rifiuto di qualsiasi forma di governo sovranazionale: “Non esiste un governo globale e, finché sarò presidente, non ci saranno tasse globali”.
L’attacco a Cuba e l’uscita della delegazione dall’Aula
Uno dei momenti di maggiore tensione è arrivato quando Trump ha spostato l’attenzione su Cuba. Il presidente americano ha accusato il governo dell’Avana di avere coltivato per decenni rapporti con organizzazioni e movimenti radicali negli Stati Uniti.
Poi l’affondo: “Cuba è uno Stato fallito e cadrà”. Parole dopo le quali la delegazione cubana presente al Palazzo di Vetro si è alzata e ha lasciato l’Aula.
Il discorso all’Onu è soltanto una parte della fitta giornata diplomatica di Trump a New York. Dopo l’intervento sono previsti un trilaterale con i leader di Danimarca e Groenlandia e altri incontri bilaterali. In serata sarà invece il turno di Zelensky, in un faccia a faccia particolarmente atteso per capire se alle parole pronunciate dal presidente americano sulla possibilità di una pace in Ucraina seguiranno nuovi passi diplomatici.
