Un Eurofighter italiano è stato colpito ieri nella base aerea King Fahd a Taif, in Arabia Saudita, da un drone probabilmente lanciato dai miliziani yemeniti. L’attacco ha provocato gravi danni, senza causare vittime né coinvolgere i militari italiani. «La nostra è una resistenza armata legittima di fronte alla prolungata aggressione saudita. Non siamo in guerra con l’Italia e non intendiamo coinvolgere il vostro Paese. Ma ci chiediamo cosa ci fanno gli aerei italiani in Arabia Saudita a sostegno della guerra di Riad contro di noi». Muhammad Mansur, funzionario del ministero dell’Informazione del governo Houthi a Sanaa, ha risposto così a una domanda sull’attacco alla base saudita.
Il caccia colpito dagli Houthi e le richieste di Crosetto
Il velivolo era fermo all’interno della base King Fahd, che ha subito diversi attacchi nella notte tra il 17 e il 18 settembre. Nella struttura sono presenti gli uomini del contingente italiano, impegnati dallo scorso marzo nell’operazione Task Force Arabia, a sostegno della difesa dei cieli dei Paesi partner del Medio Oriente.
I vertici militari italiani sono rimasti fin da subito in contatto con il ministro della Difesa Guido Crosetto. «Non vi sono nostri militari coinvolti. Nell’attacco è stato colpito un velivolo F-2000», ha riferito il ministro, chiedendo «un’ulteriore valutazione, dopo quelle già effettuate nelle scorse settimane, sull’evoluzione del quadro, sulle condizioni del nostro personale e sulle possibili opzioni operative».
Crosetto ha anche precisato: «Mi è stato riconfermato che erano già state messe in atto da tempo tutte le misure di sicurezza a salvaguardia del personale militare». La perdita riguarda uno dei quattro caccia presenti nella base: il costo di un singolo Eurofighter supera i cento milioni di euro.
Le opposizioni chiedono un confronto in Parlamento
La presenza dei militari italiani nell’area è al centro delle contestazioni di M5s, Pd e Alleanza Verdi e Sinistra. Le opposizioni chiedono a Crosetto di «riferire subito in Parlamento». Per i Cinque Stelle il governo deve dire «quali provvedimenti intende prendere prima che, oltre a perdere aerei da oltre cento milioni l’uno, si perdano anche delle vite umane». Il Movimento ha ricordato i rischi già segnalati per i soldati e ha contestato l’assenza di un coinvolgimento parlamentare sullo schieramento nella base saudita.
Il Partito democratico ha chiesto di chiarire la natura della presenza italiana in Arabia Saudita, i rischi per il personale e se siano ancora valide le condizioni che avevano motivato l’impegno. «Il fatto che un velivolo F-2000 italiano sia stato colpito è un elemento che non può essere derubricato quasi ad essere considerato un semplice incidente», hanno sostenuto i dem, respingendo l’ipotesi di limitarsi a prendere atto degli attacchi e delle misure di sicurezza. Avs ha espresso il timore concreto che l’Italia venga trascinata sempre più nell’escalation militare in Medio Oriente.
Il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, ha ribadito la propria preoccupazione sia per il Mar Rosso sia per la guerra russo-ucraina. L’ex generale ha sostenuto che «sembrerebbe che c’è qualcuno che soffi sui venti di guerra e che continui a sostenere una guerra a oltranza», aggiungendo: «Se questa decisione incrementa la sicurezza dei nostri uomini è benvenuta». Per Vannacci «la situazione è certamente preoccupante».
La condanna delle Nazioni Unite e l’offerta di tregua
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha condannato «nei termini più fermi» gli attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita, compresi quelli diretti alle infrastrutture civili ed energetiche. In una dichiarazione ha chiesto ai miliziani di «cessare immediatamente la loro escalation militare». I membri hanno inoltre ribadito la precedente condanna degli attacchi e delle minacce al traffico marittimo nel Mar Rosso e nello stretto di Bab el-Mandeb.
Il Consiglio ha espresso solidarietà all’Arabia Saudita, riaffermandone il diritto intrinseco all’autodifesa ai sensi del diritto internazionale. Ha anche confermato il proprio impegno a favore dell’unità, della sovranità, dell’indipendenza e dell’integrità territoriale dello Yemen.
Il conflitto prosegue nonostante i tentativi della diplomazia internazionale di ridurre le tensioni in quell’area del Golfo. Il presidente statunitense Donald Trump ha spiegato che sono in corso interlocuzioni con i miliziani dello Yemen per tentare un accordo.
L’Arabia Saudita ha proposto una tregua di due settimane, ma gli Houthi hanno manifestato scetticismo verso l’offerta, auspicando una «soluzione definitiva e completa al conflitto».
