Riparte l’appuntamento settimanale con l’approfondimento di Rai 2. Da sabato 19 settembre a mezzanotte (in replica la domenica mattina alle 7) la giornalista Adriana Pannitteri torna alla guida di Tg2 Storie per raccontare l’Italia e il mondo attraverso vicende umane, attualità e memoria. Alanews l’ha incontrata.
“Tg2 Storie” continua a registrare ottimi dati d’ascolto in una fascia oraria complessa come la tarda serata. Qual è il segreto per intercettare e fidelizzare il pubblico?
La messa in onda delle repliche durante l’estate, un aspetto su cui spesso il pubblico si lamenta, per me è stata un’occasione preziosa. Ha permesso di far conoscere un prodotto che, nella stagione principale, rischia talvolta di essere schiacciato dalla concorrenza. Il segreto sta nella scelta dei contenuti: cerco di proporre storie diverse da quelle di cui si ha già la testa piena quando si accende la TV. L’obiettivo è raccontare vicende che si poggiano sull’attualità, ma da un’angolazione laterale e originale. Alterniamo racconti più leggeri ad approfondimenti intensi. Passiamo da curiosità straordinarie, come la storia della tessitrice abruzzese le cui tele di lino sono state scelte da Christopher Nolan per il suo film L’Odissea, di cui parleremo in studio insieme a Riccardo Rossi, doppiatore di Matt Damon, a temi di forte impatto sociale e giudiziario, come il ricordo di Tiziana Cantone a dieci anni dalla scomparsa, attraverso le parole di sua madre che continua a chiedere giustizia. Cerchiamo di dare risalto a storie che altrimenti si rischierebbe di dimenticare, ed è proprio questo, credo, a creare fidelizzazione.
In TV il confine tra informazione e spettacolo del dolore è spesso molto sottile. Come si fa oggi a fare un racconto di approfondimento senza cedere al sensazionalismo?
Purtroppo oggi sembra che il giornalismo abbia preso esclusivamente la strada del sensazionalismo e io non mi ritrovo in questo schema. Comprendo benissimo che noi giornalisti siamo tutti affamati di scoop, ma credo debba esserci sempre una logica di rispetto e di vicinanza verso le persone. Da questo punto di vista cerco un’emozione che sia vera, non finta. È un approccio che ritroverete anche in questa prima puntata: vi dico già che avremo con noi Luca Cari dei Vigili del Fuoco per parlare del terremoto di Amatrice.
Tra i temi che affronterete ci sarà spazio anche per i femminicidi, un argomento a lei molto caro e già trattato nel libro Il sangue delle donne. Guardando a quanto fatto negli ultimi anni, qual è la situazione oggi e dove bisogna ancora lavorare sul piano culturale?
Prossimamente riprenderò quell’esperienza con uno spettacolo che si intitolerà proprio Il sangue delle donne, come il libro. Purtroppo continuiamo a dover raccontare troppi femminicidi. Credo che l’aspetto più importante sia quello sottolineato di recente dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: il femminicidio è una piaga che riguarda l’intera società e bisogna fare il possibile per trasformare la cultura e la mentalità, perché il quadro normativo oggi c’è. Negli anni il passo avanti più significativo è stato sancire nero su bianco che il femminicidio è un reato specifico che prevede l’ergastolo, definendone la gravità sul piano legislativo. Tuttavia, deve ancora cambiare la mentalità comune: occorre che penetri nei giovani l’idea che l’amore non ha nulla a che fare con la violenza o il possesso. C’è un lavoro educativo profondo che non è stato ancora svolto fino in fondo.
Negli ultimi tempi, però, il dibattito si è riacceso in politica, tra chi sollecita interventi educativi e chi arriva persino a ridimensionare il fenomeno del femminicidio
Non si tratta di attribuire alla morte di una donna un valore diverso rispetto a quella di una persona gay o di un uomo. Definendo il femminicidio come un reato a sé stante, le istituzioni hanno voluto rimarcare la gravità specifica del fenomeno e l’urgenza di un lavoro profondo di sensibilizzazione. Quando un esponente politico arriva a negare l’esistenza stessa del femminicidio, ci si trova evidentemente lontani dalla realtà dei fatti. Ma non è nel mio stile fare commenti di natura politica. Credo che certe posizioni, come quella di Vannacci, siano semplicemente provocazioni che lasciano il tempo che trovano.
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