Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato un’intesa con Danimarca e Groenlandia sul ruolo che gli Stati Uniti potranno esercitare sull’isola, specificando che la firma è attesa alla prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, tra il 22 e il 28 settembre. I governi danese e groenlandese hanno confermato l’esistenza dell’accordo, ma lo hanno descritto in termini diversi rispetto alla versione americana. Il testo completo non è stato ancora reso pubblico e alcuni punti restano da chiarire.
Per la prima ministra danese Mette Frederiksen, l’intesa sulla Groenlandia «riconosce la sovranità e l’integrità del regno di Danimarca e il diritto del popolo della Groenlandia all’autodeterminazione». Sulla stessa linea, il primo ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen ha affermato che l’accordo «riconosce gli interessi della Groenlandia». La firma non sarà sufficiente da sola: servirà l’approvazione dei parlamenti di Copenaghen e Nuuk prima dell’entrata in vigore.
Trump Groenlandia accordo Danimarca: controllo investimenti e presenza militare
Nell’interpretazione di Trump, gli Stati Uniti acquisirebbero un «controllo permanente sulla sicurezza e su tutte le altre necessità» della Groenlandia. Il presidente ha scritto sul suo social che alcun paese «avversario» potrebbe mantenere una base o una presenza militare sull’isola, né avviare investimenti strategici, senza un’approvazione statunitense esplicita e per iscritto.
In parallelo, Trump ha indicato che gli Stati Uniti «inizieranno immediatamente a sviluppare una grande presenza militare» e a «lavorare per lo sviluppo» dell’isola. Da un lato, dunque, Washington rivendica un perimetro operativo ampio; dall’altro, Copenaghen e Nuuk richiamano formalmente i principi di sovranità e il diritto all’autodeterminazione della popolazione groenlandese.
Proprio l’ipotesi di attribuire a Washington una sorta di diritto di veto sugli investimenti stranieri aveva incontrato finora la contrarietà sia della Danimarca sia della Groenlandia. I negoziati per un compromesso sono andati avanti per mesi, con pochissimi dettagli resi noti. Prima di giungere a questo punto, si era aperta una crisi diplomatica con diversi paesi europei, innescata dalle minacce di Trump: tra le ipotesi evocate c’era persino un’invasione per annetter l’isola.
Risorse dell’isola e accordo militare del 1951
La Groenlandia è un’enorme isola a nord del circolo polare artico, parte del regno di Danimarca ma dotata di ampia autonomia. Trump insiste da tempo, con toni spesso aggressivi, per rafforzare il controllo statunitense. La motivazione addotta in chiave di sicurezza nazionale riguarda la necessità di limitare l’influenza di rivali come Russia e Cina in un’area vicina al territorio americano e considerata strategica.
Non c’è solo la geostrategia. L’interesse del presidente tocca fin dall’inizio le grandi riserve di metalli rari, cruciali per microchip e altri componenti tecnologici. Sul versante militare, però, esiste già un quadro di riferimento: l’accordo del 1951, che regola la cooperazione tra Danimarca e Stati Uniti. Finché il nuovo testo non sarà pubblicato, non è possibile stabilire con precisione quanto l’intesa annunciata se ne discosti.
Quel patto del 1951 disciplina la collaborazione militare per la difesa dell’isola, che, in quanto parte della Danimarca, rientra nella NATO. Gli Stati Uniti avevano già la possibilità di costruire basi e muovere mezzi, in coordinamento con le autorità locali e con Copenaghen. Per contro, la presenza si è assottigliata con il passare dei decenni: oggi è di fatto concentrata nella base di Pituffik, nel nord dell’isola, unico presidio stabile attualmente operativo.
