Gli sconti sull’Irpef per chi torna a lavorare in Italia sono stati ridotti dal 2024 con il decreto legislativo 209 del 2023, approvato dal governo Meloni. Come scrive Il Fatto Quotidiano, le precedenti regole, più generose, sono state abrogate e sostituite da condizioni più severe e selettive. È un passaggio che precede il dibattito sui risultati dello studio della Fondazione studi consulenti del lavoro.
La ricerca indica quattro rientri ogni dieci giovani emigrati nell’ultimo quinquennio. La maggioranza ha presentato il presunto aumento dei ritorni come un successo dell’esecutivo. La Fondazione è presieduta da Rosario De Luca, marito della ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone.
Gli incentivi al rientro dei cervelli prima e dopo il 2024
Le agevolazioni per il rientro dei cervelli precedono l’attuale governo. Il regime Controesodo risale alla Finanziaria di Tremonti del 2010; quello destinato agli impatriati è stato introdotto da Renzi nel 2015. L’estensione successiva è arrivata con il decreto Crescita del 2019, varato dal governo Conte 1.
Il confronto tra i quinquenni 2016-2020 e 2021-2025 registra il ritorno in Italia del 10% in più di giovani emigrati, un incremento ricondotto ai soli benefici fiscali. Le misure che hanno sostenuto i rientri erano dunque già state introdotte prima dell’insediamento dell’esecutivo Meloni.
Il governo è intervenuto in direzione restrittiva con il decreto legislativo 209 del 2023. Dal 2024 gli sconti fiscali sono stati abbassati: il nuovo regime ha ridotto gli incentivi Irpef e reso più selettivo l’accesso alle agevolazioni rispetto alle disposizioni precedenti.
Le politiche del lavoro non hanno prodotto un effettivo aumento degli stipendi e delle opportunità per i giovani. Il balzo degli occupati regolari riguarda gli over 50. Il confronto politico sui rientri si svolge a pochi mesi dalle elezioni, con buona parte delle famiglie italiane in difficoltà per l’inflazione.
Il calo degli espatri e le condizioni chieste dai giovani
Le statistiche ufficiali dell’Istat e le analisi della Voce.info offrono elementi diversi rispetto alla lettura favorevole proposta dalla maggioranza. Il dato di quattro ritorni ogni dieci emigrati lascia fuori sei giovani su dieci. La riduzione degli espatri nel 2025, inoltre, risente dell’aumento contabile delle iscrizioni all’Aire registrato nel 2024.
Quell’incremento è legato all’entrata in vigore delle sanzioni volute da Meloni a dicembre 2023 per chi risiedeva all’estero senza regolarizzare la propria posizione anagrafica. Le iscrizioni concentrate nel 2024 hanno ridotto quelle dell’anno successivo: la flessione non documenta quindi, da sola, un’inversione demografica o un miglioramento delle opportunità economiche.
Lo studio del Cnel Giovani Expat, arrivato pochi giorni prima, indica le condizioni considerate fondamentali per tornare: l’83% dei giovani emigrati chiede salari più alti, il 79% una reale meritocrazia nelle carriere. Le richieste riguardano quindi sia le retribuzioni sia le possibilità di avanzamento professionale.
Il Cnel è presieduto da Renato Brunetta, 76 anni. Brunetta ha tentato di aumentare il proprio stipendio annuo da 250mila a 310mila euro, per poi rinunciare dopo le polemiche.
