Un alert generato da un sistema di intelligenza artificiale ha innescato la macchina operativa statunitense contro una nave cinese in Medio Oriente, la scorsa primavera, in piena crisi con l’Iran. Il rapporto, prodotto tramite strumenti conversazionali, ha portato a predisporre un’operazione con assetti pronti all’intervento.
Nel documento si indicavano a bordo componenti destinati a un programma di armamento nucleare. A quel punto si sono mosse le conseguenze operative: team armati preparati all’abbordaggio e aerei militari decollati dalle basi della regione. La nave ha continuato la rotta. Il via libera operativo era imminente.
Poco prima del via libera, il riesame del documento — arrivato in coda all’iter — ha evidenziato l’origine del materiale: si trattava di un sistema conversazionale. Poi la verifica successiva ha chiarito l’errore, con il modello che aveva attribuito alla nave materiali che non trasportava.
Il dossier è stato quindi bollato come «completamente falso». L’episodio è stato descritto come capace di «rischiare di scatenare una guerra» con la Cina, arrivando a sfiorare un confronto militare diretto tra Washington e Pechino.
