Il conte Spencer contesta il comportamento di Carlo prima e dopo la morte della sorella Diana nelle memorie in uscita martedì prossimo. Buckingham Palace ha risposto alle accuse prima della pubblicazione delle anticipazioni, affermando che il re è consapevole di quanto «il dolore possa offuscare la ragione», con riferimento al conte. Il Daily Mail sta pubblicando gli estratti di Swan Song: Diary, My Sister, il libro su Diana che ripercorre anche i contrasti sull’organizzazione del funerale e la proposta della regina Elisabetta II di restituire alla principessa il trattamento di altezza reale dopo la morte.
La telefonata dopo la morte e il contrasto sul corteo funebre
La telefonata ricevuta dall’allora principe Carlo dopo l’incidente automobilistico che uccise Diana nel 1997 è al centro di una delle accuse di Spencer. Il conte contrappone il tono del principe a quello delle altre persone che lo avevano chiamato, sconvolte e quasi incapaci di esprimere le condoglianze o offrire aiuto: «Sembrava euforico, quasi stordito dalla gioia, come un vincitore della lotteria, ricordo di aver pensato allora».
Carlo gli avrebbe comunicato di avere informato William e Harry della morte della madre quella mattina presto, nelle loro camere a Balmoral. «Tutto sembrava stranamente privo di emozione, data l’enormità della tragedia», scrive Spencer. Il conte presenta come un proprio sospetto, maturato a distanza di tempo, l’idea che il principe avesse pensato alla possibilità di sposare la donna che amava più che alla perdita di Diana.
Gli estratti pubblicati giovedì descrivono anche il dissenso sulla partecipazione dei figli al corteo dietro la bara. Spencer sosteneva che Diana non lo avrebbe mai voluto. Secondo il suo racconto, Carlo lo chiamò con un tono molto meno allegro rispetto alla precedente conversazione, contestandogli l’opposizione agli accordi per il funerale.
Al richiamo del principe alla propria partecipazione al funerale di Lord Mountbatten, il conte rispose: «Ma lei aveva 30 anni, signore, e non era sua madre». Spencer attribuisce poi a Carlo uno scatto d’ira e questa accusa: «È questo il problema della vostra famiglia. Non hanno un maledetto senso del dovere!».
La proposta di restituire a Diana il trattamento di altezza reale
Il ripristino postumo del trattamento di altezza reale sarebbe stato proposto poche ore dopo il funerale. Spencer racconta che Robert Fellowes, segretario privato della regina Elisabetta II, lo invitò a seguirlo in un angolo appartato della carrozza dopo il suo discorso funebre.
«Ho appena ricevuto una telefonata da sua maestà… e vorrebbe restituire a Diana il trattamento di altezza reale», sono le parole che il conte attribuisce a Fellowes. Spencer rifiutò. Pur riconoscendo le buone intenzioni della regina, considerava l’offerta una sorta di premio di consolazione.
Il conte sostiene che la precedente decisione di privare Diana del trattamento fosse stata «meschina e vendicativa» e avesse ferito profondamente la sorella. «Sentivo di sapere nel profondo come avrebbe considerato questo riconoscimento postumo», scrive, riportando poi la propria risposta: «È molto gentile da parte della regina, naturalmente. Ma che senso ha, Robert? Adesso? Voglio dire: Diana è morta».
Spencer ammette di essersi successivamente domandato se avesse fatto bene a respingere l’offerta. La sua convinzione rimane però che il trattamento non avrebbe dovuto essere revocato durante la vita di Diana: in quel caso, osserva, non sarebbe stato necessario offrirglielo dopo la morte.
Il matrimonio e i pensieri suicidi raccontati dal fratello
Il racconto torna anche al giorno delle nozze con Carlo, nel luglio 1981. Spencer ricorda di avere visitato Diana a Clarence House e di averla trovata «seduta in silenzio davanti a uno specchio». Solo molto più tardi, scrive, avrebbe scoperto ciò che la sorella aveva confidato a un’amica intima.
Secondo quella confidenza riferita nel libro, il futuro marito le aveva detto il giorno precedente che era molto felice di sposarla, ma che non era davvero innamorato di lei. Spencer non presenta quindi la conversazione fra Diana e Carlo come un episodio al quale aveva assistito: il racconto passa attraverso quanto la sorella avrebbe confidato all’amica.
Le memorie affrontano inoltre i pensieri suicidi di Diana negli ultimi anni della sua vita. Il fratello scrive che la principessa si recò più volte a Beachy Head, nell’East Sussex, pensando di togliersi la vita. A fermarla, nel suo racconto, fu il legame con William e Harry: «L’amore per i suoi figli le impedì di andare oltre».

