Sono circa 5mila i pazienti oncologici nella Striscia di Gaza che aspettano l’autorizzazione a lasciare il territorio per poter ricevere cure specialistiche. A lanciare l’allarme è Massimo Di Maio, presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), intervenuto alle Giornate dell’etica organizzate ad Erice, in provincia di Trapani, da Aiom e Fondazione Aiom e dedicate al tema “Guerra, salute globale e oncologia”. Secondo i medici di Gaza, inoltre, la mortalità tra le persone malate di tumore sarebbe oggi da due a tre volte superiore rispetto al periodo precedente alla guerra.
L’attesa per le cure fuori dalla Striscia di Gaza
I malati oncologici palestinesi continuano a incontrare ostacoli nell’ottenimento dei permessi necessari per attraversare Rafah e raggiungere strutture in grado di garantire le cure di cui hanno bisogno. La situazione ha di fatto interrotto l’assistenza oncologica nei territori palestinesi, aggravando le condizioni di pazienti già colpiti dalla guerra.
Sessantuno milioni di tonnellate di detriti
Gli oncologi segnalano però anche un’emergenza destinata a produrre conseguenze per molto tempo. La guerra avrebbe generato a Gaza circa 61 milioni di tonnellate di detriti, un volume paragonabile a quello di 25 torri Eiffel. Secondo le stime riportate dagli specialisti, circa il 15% delle macerie potrebbe essere contaminato da amianto, rifiuti industriali o metalli pesanti.
L’esposizione a questi materiali potrebbe aumentare per decenni il rischio di sviluppare alcune forme tumorali, tra cui mesotelioma pleurico e carcinomi del polmone, della laringe e dell’ovaio, neoplasie associate all’esposizione alle fibre di amianto.
“Una trappola chimica” tra le macerie di Gaza
Rosanna Berardi, presidente eletta dell’Aiom, descrive la situazione di Gaza come una “trappola chimica con macerie miste a residui contaminati”. Secondo gli oncologi, le conseguenze sanitarie dell’esposizione non saranno quindi limitate al periodo immediatamente successivo al conflitto.
Berardi richiama anche il caso dell’Ucraina, dove l’amianto è stato utilizzato ampiamente nell’edilizia fino a tempi recenti. I danni alla salute, osserva, non sono quantificabili nel breve periodo, ma potrebbero diventare evidenti a distanza di decenni: il periodo di latenza tra l’esposizione all’asbesto e la comparsa dei tumori correlati può infatti superare i 40 anni. L’impatto sanitario complessivo delle guerre, conclude, potrebbe dunque protrarsi per generazioni.
In Ucraina le cure sono state ripristinate
La situazione ucraina presenta però anche un elemento diverso per quanto riguarda l’accesso alle terapie. Nelle aree controllate dal governo, l’assistenza oncologica essenziale è stata in gran parte ripristinata entro sei mesi dall’invasione russa del febbraio 2022, nonostante i danni provocati dal conflitto.
Oggi, spiegano gli oncologi, la maggior parte dei pazienti viene curata nei centri regionali più vicini alla propria abitazione. Chi invece ha bisogno di farmaci innovativi o di trattamenti non disponibili nel Paese continua a poter raggiungere strutture all’estero.
La protezione dell’Unione europea
Gli spostamenti dei pazienti ucraini verso altri Paesi europei sono possibili anche grazie alla protezione temporanea garantita dalla Commissione europea, che assicura ai cittadini ucraini un accesso all’assistenza sanitaria analogo a quello riconosciuto ai cittadini dell’Unione europea.
Per Francesco Perrone, presidente della Fondazione Aiom, la ripresa relativamente rapida dell’assistenza oncologica in Ucraina dimostra l’importanza della mobilità transfrontaliera organizzata, del coordinamento centralizzato e della cooperazione internazionale. Secondo Perrone, questi modelli potrebbero essere applicati anche per migliorare la cura dei malati oncologici in altri scenari di guerra.
L’impegno degli oncologi italiani per Gaza
Gli oncologi italiani hanno quindi aderito al manifesto dell’Oms pubblicato su The Lancet, che punta a migliorare l’assistenza alle persone colpite dal cancro nei contesti bellici. L’Aiom e la Fondazione Aiom si dichiarano inoltre disponibili a collaborare a livello internazionale con iniziative concrete.
Tra gli interventi indicati ci sono la raccolta di fondi per ricostruire le infrastrutture dedicate alle cure oncologiche e il sostegno al personale sanitario impegnato nei territori colpiti dai conflitti.
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