Dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, i conti di investimento del presidente americano hanno registrato un numero di operazioni in Borsa superiore a quello effettuato complessivamente dai membri di Camera e Senato. A mettere insieme i dati è un’analisi di Bloomberg, basata sulle dichiarazioni finanziarie depositate dal presidente.
Nei 17 mesi compresi tra l’insediamento e la fine di giugno 2026, Trump o i gestori incaricati di amministrare i suoi investimenti avrebbero effettuato quasi 28.700 transazioni. Nello stesso arco temporale, secondo i dati riportati dall’agenzia, ai deputati della Camera ne sarebbero riconducibili circa 19.400, mentre ai senatori circa 2.900.
In altre parole, le operazioni legate al patrimonio finanziario del presidente supererebbero da sole le circa 22.300 transazioni attribuite complessivamente ai 535 membri del Congresso.
Il paradosso del divieto al Congresso
Il dato arriva mentre negli Stati Uniti è tornato al centro del dibattito il tema del trading azionario da parte dei rappresentanti politici. A luglio la Camera ha approvato con 232 voti favorevoli e 198 contrari una proposta repubblicana che punta a impedire ai membri del Congresso, ai loro coniugi e ai figli a carico di effettuare nuovi acquisti di singoli titoli azionari, consentendo però di mantenere e vendere quelli già posseduti.
Trump si è detto favorevole a introdurre restrizioni sulle operazioni finanziarie dei parlamentari. La misura approvata dalla Camera, tuttavia, non estende il divieto al presidente e al vicepresidente, un’esclusione diventata uno dei principali motivi di scontro con i democratici. Il provvedimento contiene inoltre una norma sull’identificazione degli elettori che ne rende particolarmente difficile il passaggio al Senato.
Le operazioni finanziarie di Trump
Non è la prima volta che la mole delle transazioni riconducibili al presidente entra nel confronto politico. Già durante il dibattito parlamentare di luglio, esponenti democratici avevano contestato l’esclusione della Casa Bianca dalle restrizioni, citando oltre 21mila operazioni effettuate nel solo 2025. Il dato compare anche negli atti ufficiali del Congresso.
Il nuovo conteggio riportato da Bloomberg porta ora il totale a circa 28.700 operazioni in 17 mesi, rafforzando le polemiche sulla disparità tra le regole proposte per il Congresso e quelle applicabili all’esecutivo.
Il punto, tuttavia, non è necessariamente che sia stato Trump a impartire personalmente ogni ordine di acquisto o vendita: le operazioni possono essere state effettuate anche dai gestori dei suoi investimenti. Il dato fotografa quindi l’attività dei conti finanziari riconducibili al presidente, non necessariamente decisioni di trading prese direttamente da lui.
La questione resta politicamente delicata soprattutto alla vigilia delle elezioni di metà mandato, mentre i repubblicani stanno presentando le restrizioni al trading dei parlamentari come parte della propria agenda sull’integrità del governo.
