Fabrizio Saggio era sul treno che ha preceduto di pochi minuti quello colpito da un drone russo nell’Ucraina occidentale, vicino al confine con la Polonia. Il consigliere diplomatico della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ricopre anche il ruolo di advisor per la sicurezza nazionale, stava tornando da Kiev insieme al suo vice Pietro Sferra Carini quando il loro convoglio è stato fermato a causa di un allarme aereo.
Il treno non è stato evacuato e, una volta cessato l’allarme, ha potuto riprendere il viaggio verso il territorio polacco. Solo successivamente è arrivata la notizia dell’attacco al convoglio che seguiva. Una sequenza che Saggio, rientrato a Roma, avrebbe descritto ai suoi collaboratori come un’esperienza capace di fare “un certo effetto”.
Ma è soprattutto la sua interpretazione dell’accaduto a far emergere la delicatezza dell’episodio. “È chiaro che i russi sapevano esattamente chi stava dove, in quale treno e forse anche in quale vagone”, ha raccontato Saggio, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera.
Perché Fabrizio Saggio era a Kiev
Saggio si trovava nella capitale ucraina insieme ai suoi omologhi di Francia, Germania e Regno Unito per partecipare alla Yalta European Strategy (YES), conferenza internazionale organizzata da oltre vent’anni e diventata uno degli appuntamenti di confronto tra l’Ucraina e i suoi partner occidentali.
Il consigliere italiano aveva partecipato a un panel insieme agli altri responsabili europei della sicurezza. Alla conferenza erano presenti esponenti politici, diplomatici ed ex leader occidentali, tra cui l’ex premier britannico Boris Johnson, oltre a rappresentanti ucraini.
Una concentrazione particolarmente elevata di personalità internazionali che, secondo la lettura fatta da Saggio dopo l’attacco, difficilmente sarebbe passata inosservata a Mosca.
Al termine degli incontri, diplomatici e politici occidentali hanno lasciato Kiev in treno nella notte diretti verso il confine polacco. Il convoglio sul quale viaggiavano Saggio e Sferra Carini è stato interessato da diversi allarmi durante il percorso.
L’allarme e il treno fermato vicino alla Polonia
Il momento di maggiore tensione è arrivato quando il treno è stato fermato a pochi chilometri dal confine polacco per un allarme aereo. Inizialmente è stata prospettata anche un’evacuazione, ma i passeggeri sono rimasti a bordo.
Quando l’allarme è cessato, il convoglio è ripartito e ha raggiunto la Polonia. Saggio e il suo vice stavano proseguendo verso l’aeroporto di Varsavia quando hanno appreso che il treno immediatamente successivo era stato colpito da un drone russo.
La locomotiva del convoglio è stata danneggiata, ma le procedure di sicurezza avevano consentito di mettere al riparo i passeggeri e non sono stati registrati feriti.
Saggio: “Il messaggio è che possiamo colpirvi”
Secondo Saggio, quanto accaduto potrebbe essere letto come un messaggio rivolto anche ai rappresentanti occidentali presenti in Ucraina.
“L’impressione è che il messaggio sia ben preciso: sappiamo benissimo dove e chi siete, e possiamo colpirvi quando vogliamo”, avrebbe spiegato il consigliere ai suoi collaboratori.
Una valutazione che si inserisce nel quadro di una guerra che, secondo il diplomatico italiano, nell’ultimo anno avrebbe registrato un ulteriore deterioramento sul piano della sicurezza. “La situazione è molto peggiorata rispetto a un anno fa, ora ci sono raid aerei anche di giorno”, è la considerazione riferita dopo il ritorno a Roma.
L’attacco al treno successivo a quello dei consiglieri europei arriva inoltre nel contesto di un più ampio raid russo nell’Ucraina occidentale, durante il quale sono state colpite infrastrutture a ridosso della Polonia.
Mosca ha confermato gli attacchi alle infrastrutture ferroviarie della zona, sostenendo però di aver preso di mira quelle utilizzate per trasportare materiale militare proveniente dai Paesi europei. Kiev e Varsavia hanno invece denunciato l’attacco al convoglio passeggeri.
L’episodio, avvenuto a pochi chilometri dal territorio polacco, ha così assunto una dimensione che va oltre il singolo raid: la guerra e i suoi rischi sono arrivati ancora una volta a ridosso dei confini dell’Unione europea e della Nato.
