I sommozzatori e l’elicottero dei Vigili del fuoco tornano in azione nella laguna di Venezia per cercare Gabriela Querino, dispersa dopo l’incidente di sabato mattina, in cui il marito Sean Michieli, 25 anni, è morto in un ospedale della terraferma. I due si erano sposati appena tre mesi fa.
Il barchino sul quale viaggiavano si è scontrato con un taxi acqueo poco prima delle sei, al largo dell’isola di Tessera, a poca distanza dall’aeroporto del capoluogo del Veneto. I medici hanno dichiarato il decesso del giovane dopo le 21 di ieri sera, al termine delle sei ore necessarie per completare l’accertamento. Già dal primo pomeriggio non c’erano più speranze per il pescatore.
Chi era Sean Michieli, morto in barca a Venezia: il precedente della famiglia
Sean Michieli, 25 anni, era sposato con Gabriela Querino, 26 anni e di origini brasiliane. Lei aveva condiviso con il marito la passione per la pesca, il mestiere che la famiglia Michieli pratica da generazioni. La coppia vive a Burano e, secondo i familiari del giovane, con ogni probabilità era partita da lì per cercare esche: in barca i due erano quasi inseparabili.
La famiglia Michieli aveva già perso un giovane nelle stesse acque sulle quali lavora da generazioni. Lo zio di Sean, Endrius, morì nel 2007, a 19 anni, quando il suo barchino si scontrò con una bettolina che trasportava carburante. L’incidente avvenne vicino alle Fondamente Nove, di fronte all’isola-cimitero di San Michele, durante un violento nubifragio accompagnato da raffiche di vento.
La morte di Sean è arrivata diciannove anni dopo quella dello zio. Gabriela non aveva mai conosciuto Endrius, il parente del marito che aveva perso la vita in quell’incidente.
Si cerca ancora la moglie Gabriela Querino
La presenza della donna a bordo è rimasta incerta per diverse ore . Il recupero del relitto del barchino, effettuato dai Vigili del fuoco nella serata dello stesso giorno, ha consentito ai Carabinieri di trovare alcuni elementi che hanno fatto propendere per questa ipotesi.
Le operazioni, condotte da Carabinieri e Vigili del fuoco, erano state sospese al tramonto senza ritrovare la donna. Sono stati impiegati il nucleo regionale dei sommozzatori e alcune moto d’acqua a supporto delle ricerche. Le acque limacciose della Laguna rendono difficile orientarsi anche nel raggio di pochi metri; l’alternarsi dell’alta e della bassa marea complica ulteriormente il lavoro.
Un precedente risale all’anno scorso: al largo di Punta Sabbioni venne ritrovato il barchino di un pescatore, ma le ricerche dell’uomo proseguirono per settimane senza esito.
L’indagine sulla collisione della barca
La Procura di Venezia ha aperto un fascicolo sull’incidente. Dopo la morte del giovane, l’ipotesi di reato è quella prevista dall’articolo 589 bis, che disciplina l’omicidio stradale e l’omicidio nautico. La dinamica deve essere accertata e l’attribuzione delle responsabilità resta difficile.
Il conducente del taxi acqueo è l’unico testimone. La collisione è avvenuta prima dell’alba, nel buio e nella nebbia, e nessun altro ha visto quanto accaduto. Nella zona mancano anche telecamere che possano aiutare a stabilire come si siano scontrate le imbarcazioni.
