La missione Aspides continuerà nel Mar Rosso, con una protezione ravvicinata delle navi mercantili per garantire la libertà di navigazione in uno dei passaggi più delicati per il commercio internazionale. A confermarlo è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenuto il 14 settembre a Radio24, mentre le tensioni in Medio Oriente tornano a concentrarsi sui grandi snodi marittimi attraverso cui transitano merci ed energia.
“Continuerà, andrà avanti nella speranza di non dover intervenire”, ha spiegato Tajani parlando della missione navale europea, sottolineando la “grande presenza italiana”. Il dispositivo garantirà una “close protection”, ovvero, nelle parole del vicepremier, «un’azione di forte controllo, di forte protezione vicina ai nostri mercantili».
Il punto, per il ministro, va oltre la sicurezza delle singole imbarcazioni: “Guai a bloccare il mercato mondiale, guai a bloccare la libertà di navigazione”.
Hormuz e Bab el-Mandeb, i due fronti che preoccupano l’Italia
L’attenzione è concentrata soprattutto sui due passaggi strategici che delimitano alcune delle principali rotte energetiche mondiali. «Già c’è una situazione complicata a Hormuz, evitiamo che ci sia anche Bab el-Mandeb», ha sottolineato Tajani.
La situazione nel secondo stretto è diventata ancora più delicata con la nuova avanzata degli Houthi in Yemen e la crescente capacità della milizia di minacciare il traffico nel Mar Rosso. Il controllo di posizioni strategiche lungo la costa yemenita ha infatti aperto un ulteriore fronte di pressione sulle rotte commerciali e petrolifere, proprio mentre il traffico attraverso Hormuz è già fortemente condizionato dalla crisi con l’Iran.
La pressione si sta riflettendo anche sui mercati energetici. Tajani ha osservato che gli attacchi ucraini contro le raffinerie russe possono avere conseguenze sulle quotazioni, ma ha indicato nel Medio Oriente il principale elemento di instabilità: “I danni al prezzo del petrolio vengono soprattutto da quello che accade a Hormuz e a Bab el-Mandeb”.
Tajani: “Gli iraniani stanno forzando la mano”
Secondo il ministro degli Esteri, dietro l’attuale escalation ci sarebbe anche il tentativo di Teheran di aumentare la pressione sugli Stati Uniti. “È chiaro che gli iraniani stanno forzando la mano e attraverso i loro proxy, cioè gli Houthi, Hezbollah, Hamas, per cercare di dimostrare la loro forza e convincere gli americani a lasciar perdere il conflitto”, ha affermato Tajani.
Nelle ultime ore la situazione è diventata ancora più complessa. Gli attacchi contro infrastrutture saudite e l’instabilità delle rotte marittime hanno alimentato nuove tensioni sui mercati petroliferi. Il nodo è particolarmente sensibile perché la pressione sul Bab el-Mandeb si somma alle difficoltà già presenti nello Stretto di Hormuz, aumentando il rischio che due delle principali arterie energetiche mondiali vengano contemporaneamente compromesse.
In questo scenario si inserisce Aspides, la missione dell’Unione europea nata per contribuire alla sicurezza della navigazione nel Mar Rosso e nelle acque circostanti. Per Roma, il mantenimento della presenza navale diventa quindi anche uno strumento per tutelare gli interessi commerciali europei.
Russia, Tajani: “Non credo voglia una guerra con l’Occidente”
Nell’intervista Tajani è intervenuto anche sul fronte ucraino, dopo l’attacco russo a un treno vicino al confine con la Polonia. Per il ministro si tratta di “un altro segnale della Russia” rivolto ai Paesi che sostengono Kiev.
“Certamente la Russia manda segnali, fa provocazioni, testa le reazioni dell’Occidente”, ha spiegato. La risposta, secondo Tajani, deve essere ferma, senza però abbandonare la strada diplomatica: “Non ci facciamo intimidire”, ma occorre mantenere la capacità “di mediazione, di dialogo”.
Il vicepremier ha escluso tuttavia che Mosca abbia interesse ad aprire uno scontro diretto con l’Occidente. “Non credo che abbia intenzione di fare alcuna guerra, perché saprebbe bene di perderla contro l’Occidente”, ha affermato, ribadendo che l’Italia continuerà a sostenere l’Ucraina.
La linea indicata dal ministro resta dunque su due binari: presenza e deterrenza sulle rotte strategiche, a partire dal Mar Rosso, e ricerca di spazi diplomatici sui principali fronti di crisi. Con Hormuz e Bab el-Mandeb contemporaneamente sotto pressione, però, la sicurezza della navigazione è diventata sempre più direttamente legata alla stabilità dei mercati e al prezzo dell’energia.
