Volodymyr Zelensky ha licenziato Iryna Mudra, una delle vice responsabili dell’Ufficio presidenziale ucraino, proprio mentre le autorità anticorruzione del Paese stanno conducendo una nuova indagine che coinvolge funzionari di alto livello. Il decreto di rimozione è stato pubblicato mercoledì 19 agosto sul sito della presidenza, senza indicare le ragioni della decisione.
Mudra, 51 anni, lavorava nell’Ufficio presidenziale dal marzo del 2024 e in precedenza era stata viceministra della Giustizia. Secondo i media ucraini, nella giornata di mercoledì gli investigatori avrebbero perquisito il suo ufficio. Il NABU, il Bureau nazionale anticorruzione, non ha però indicato pubblicamente Mudra tra gli indagati: ha parlato invece della presenza, all’interno del gruppo sotto inchiesta, di una vice responsabile dell’Ufficio del presidente.
Corruzione in Ucraina, cosa sappiamo della nuova inchiesta
Al centro dell’indagine ci sarebbe un sistema attraverso il quale sarebbero stati riciclati circa 150 milioni di grivne, equivalenti a 3,4 milioni di dollari, destinati a pagare la cauzione di una persona coinvolta in una precedente indagine per corruzione nel settore energetico. Nel nuovo procedimento compaiono anche un ex parlamentare e dirigenti di una banca statale.
Il riferimento porta a uno degli scandali che più hanno messo in difficoltà il governo ucraino negli ultimi mesi: l’inchiesta su Energoatom, l’azienda nucleare statale, dove gli investigatori avevano ricostruito un presunto sistema di tangenti da circa 100 milioni di dollari legato agli appalti. Il caso aveva provocato le dimissioni dei ministri della Giustizia e dell’Energia e, successivamente, aveva coinvolto anche l’allora potente capo dell’Ufficio presidenziale Andriy Yermak, che si dimise nel novembre del 2025 dopo una perquisizione.
Zelensky e il problema della corruzione
Il problema della corruzione è particolarmente delicato per Zelensky anche per un altro motivo. Nel luglio del 2025 il presidente aveva firmato una legge che riduceva l’indipendenza del NABU e della procura anticorruzione SAPO. La decisione provocò migliaia di manifestanti nelle strade di Kyiv e di altre città, oltre alle critiche dell’Unione europea. Dopo pochi giorni Zelensky fece marcia indietro e le competenze delle due istituzioni furono ripristinate.
Zelensky non risulta coinvolto direttamente, ma il fatto che ancora una volta le verifiche riguardino persone ai vertici della sua amministrazione riporta al centro un tema decisivo anche per il percorso dell’Ucraina verso l’adesione all’Unione europea, che considera il contrasto alla corruzione uno dei principali requisiti per l’ingresso nel blocco.
