A quasi quattro anni dalle esplosioni che danneggiarono i gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2, l’inchiesta tedesca sul sabotaggio compiuto nel Mar Baltico registra un nuovo arresto. Mercoledì 19 agosto, nella città croata di Pola, la polizia ha fermato un cittadino ucraino ricercato dalla Germania con un mandato di arresto europeo. La Procura federale tedesca lo identifica, secondo le regole sulla privacy in vigore nel Paese, soltanto come Vladimir Z.. Le autorità polacche lo avevano invece indicato in precedenza come Volodymyr Zhuravlev.
Secondo gli investigatori tedeschi, l’uomo è un subacqueo addestrato e avrebbe fatto parte del gruppo che nel settembre 2022 raggiunse le condotte nel Baltico e vi collocò gli esplosivi. “L’imputato ha partecipato alle immersioni necessarie”, hanno affermato i procuratori. Le detonazioni avvennero il 26 settembre 2022 nei pressi dell’isola danese di Bornholm, causando gravi danni alle infrastrutture che collegavano la Russia alla Germania.
La Germania contesta al sospettato, tra le altre cose, l’aver concorso a provocare un’esplosione, il sabotaggio anticostituzionale e la distruzione di infrastrutture. Dopo la procedura davanti alla giustizia croata, Berlino punta ora a ottenere la sua consegna. Una volta estradato, Zhuravlev dovrebbe essere portato davanti a un giudice istruttore della Corte federale di giustizia tedesca.
Nord Stream, chi è Vladimir Z. e cosa gli contestano i procuratori tedeschi
L’arresto rappresenta un nuovo tassello nella ricostruzione tedesca di quanto accadde nelle settimane precedenti alle esplosioni. Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe utilizzato una barca a vela presa a noleggio con documenti falsi per raggiungere la zona delle condotte. Le indagini degli ultimi anni si sono concentrate in particolare sullo yacht Andromeda, partito dalla costa tedesca e successivamente individuato dagli inquirenti come possibile mezzo utilizzato dall’unità responsabile del sabotaggio.
Zhuravlev sarebbe stato uno dei sommozzatori incaricati materialmente delle immersioni. L’operazione era particolarmente complessa: i gasdotti si trovano decine di metri sotto il livello del mare e, secondo le ricostruzioni investigative pubblicate negli ultimi anni, il gruppo avrebbe dovuto trasportare attrezzatura subacquea ed esplosivi fino alla zona scelta per l’azione.
Per la procura tedesca il commando sarebbe stato guidato da Serhii K., ex ufficiale ucraino già al centro di un altro procedimento. I magistrati tedeschi hanno formalizzato le accuse contro di lui nel luglio 2026 e sostengono che abbia coordinato il gruppo responsabile dell’operazione. Reuters riferisce che i procuratori lo accusano di avere agito per conto di entità statali ucraine; Kiev ha sempre negato un proprio coinvolgimento nell’attacco.
Il precedente arresto in Polonia e il rifiuto di estradarlo in Germania
Il fermo in Croazia è particolarmente significativo perché Zhuravlev era già finito nelle mani della giustizia polacca. La vicenda, però, ha avuto più passaggi.
Già nel giugno 2024 la Germania aveva trasmesso alla Polonia un mandato di arresto europeo nei suoi confronti. Il sospettato riuscì però a lasciare il territorio polacco e a raggiungere l’Ucraina all’inizio di luglio. Le autorità di Varsavia sostennero che il nominativo non fosse stato correttamente inserito nel sistema informativo Schengen, una ricostruzione sulla quale emersero successivamente versioni contrastanti tra Polonia e Germania.
Zhuravlev tornò poi in Polonia e venne arrestato nel settembre 2025. Il tribunale distrettuale di Varsavia dovette quindi decidere se eseguire il mandato europeo e consegnarlo alle autorità tedesche. Il 17 ottobre 2025 i giudici rifiutarono però l’estradizione e ordinarono la sua liberazione. Tra le questioni sollevate nella decisione figurava anche quella della competenza della giustizia tedesca sull’attentato, avvenuto nelle acque del Baltico.
La decisione mise in evidenza una frattura politica tra Varsavia e Berlino che andava ben oltre il destino giudiziario di un singolo sospettato.
Nord Stream, perché il caso divide Germania e Polonia
La Polonia è stata per anni una delle principali oppositrici del progetto Nord Stream, considerato da Varsavia uno strumento attraverso cui Mosca poteva aumentare la dipendenza energetica europea dalla Russia aggirando i Paesi dell’Europa orientale.
Il primo ministro polacco Donald Tusk intervenne direttamente nel dibattito durante la procedura di estradizione del 2025, sostenendo che non fosse nell’interesse della Polonia consegnare il cittadino ucraino alla Germania. In quei giorni pronunciò una frase destinata a diventare il simbolo della distanza tra Varsavia e Berlino: “Il problema di Nord Stream 2 non è che sia stato fatto saltare in aria. Il problema è che è stato costruito”.
Dietro la disputa giudiziaria ci sono infatti due letture differenti dell’attacco. Per la Germania, la distruzione di un’infrastruttura collegata direttamente al proprio sistema energetico è un grave reato che deve essere perseguito indipendentemente dal contesto della guerra. Nel dibattito polacco, invece, è stata sostenuta anche la tesi secondo cui colpire un’infrastruttura utilizzata dalla Russia avrebbe potuto essere considerato parte dell’azione difensiva dell’Ucraina contro Mosca. Il tribunale di Varsavia richiamò proprio il contesto bellico nel motivare il rifiuto dell’estradizione.
L’arresto in Croazia rimette quindi sul tavolo una questione che la decisione polacca sembrava aver almeno temporaneamente chiuso. Il legale polacco di Zhuravlev, Tymoteusz Paprocki, ha spiegato all’Associated Press che il suo assistito era consapevole che la decisione di Varsavia avesse efficacia soltanto sul territorio polacco. Non è ancora chiaro perché abbia deciso di recarsi in Croazia nonostante il mandato europeo fosse ancora attivo.
Il primo sospettato arrestato in Italia
Zhuravlev è il secondo sospettato dell’inchiesta tedesca a essere arrestato all’estero. Nell’agosto 2025 Serhii K. era stato fermato in Italia, nei pressi di Rimini, mentre si trovava sulla costa adriatica. Dopo una lunga battaglia giudiziaria sull’esecuzione del mandato europeo, nel novembre dello stesso anno era stato estradato in Germania. L’uomo ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento nel sabotaggio.
La Procura federale tedesca ha poi formalizzato le accuse nei suoi confronti nel luglio 2026. L’arresto di Zhuravlev potrebbe consentire agli investigatori di portare davanti alla giustizia tedesca un secondo presunto componente dello stesso gruppo e di mettere ulteriormente alla prova la ricostruzione elaborata in quasi quattro anni di indagini.
Le esplosioni del settembre 2022 non sono quindi più soltanto uno dei grandi misteri geopolitici seguiti all’invasione russa dell’Ucraina. Con due sospettati individuati e uno già trasferito in Germania, l’inchiesta sta entrando sempre più sul terreno giudiziario. Ma proprio il precedente polacco dimostra quanto sia difficile separare il processo sui Nord Stream dalle conseguenze politiche della guerra e dal diverso rapporto che i Paesi europei hanno avuto, negli anni, con le infrastrutture energetiche russe.
