Volodymyr Zelensky è intervenuto al Senato a Washington e ha affermato che la guerra «non è più nelle mani di Putin». Dopo l’intervento in Capitol Hill il presidente ucraino ha incontrato delegazioni e aziende della difesa per discutere forniture e produzione congiunta.
Zelensky a Washington e il voto sul disegno di legge
Il Senato ha votato a favore dell’avanzamento del disegno di legge sulle nuove sanzioni contro la Russia con 86 sì e 12 no, un voto procedurale che prepara il testo per il voto finale. Il pacchetto, intitolato a Lindsey Graham, contiene misure per colpire funzionari russi e concede alla Casa Bianca poteri sui dazi legati all’acquisto di petrolio e gas da Mosca; per la prima volta prevede misure che arrivano con l’approvazione del presidente Donald Trump.
Nel corso di una intervista con Fox News Zelensky ha detto che «Putin perde 30.000 soldati al mese, sono perdite ingenti» e che, di conseguenza, «l’iniziativa non è più nelle mani di Putin». Il presidente ucraino ha chiesto di mantenere e rafforzare le sanzioni e ha ringraziato i legislatori per il sostegno bipartisan mostrato durante l’incontro al Campidoglio.
Gli incontri con l’industria della difesa
Su X Zelensky ha scritto di aver incontrato un team di Lockheed Martin, definita «una delle realtà più importanti degli Stati Uniti», con cui ha discusso di produzione congiunta e scambio di tecnologie. Nel post il presidente ha richiamato la collaborazione su sistemi come Atacms, Himars, F-16 e i missili per i sistemi Patriot, sottolineando l’obiettivo di accelerare la coproduzione per potenziare la capacità difensiva e «salvare vite umane».
Parlando al Congresso, Zelensky ha inoltre spiegato la necessità che l’Ucraina sviluppi autonomamente capacità per contrastare droni e minacce elettroniche, e ha richiamato il sostegno statunitense per i sistemi antibalistici che considera la «grande sfida» da affrontare.
Mosca emette mandato di cattura internazionale per Pavel Durov
I servizi di sicurezza russi (Fsb) hanno reso noto di aver emesso un mandato di cattura internazionale per il fondatore e Ceo di Telegram, Pavel Durov, accusato di «complicità nel terrorismo». Il comunicato dei servizi, citato dalle agenzie russe, indica l’accusa di complicità nel terrorismo come motivo dell’azione giudiziaria.
I servizi di sicurezza hanno aggiunto che Pavel Durov, nato in Russia, è in possesso di un passaporto francese ed emiratino e si trova attualmente in Francia. L’annuncio arriva mentre a Washington proseguono i colloqui sul pacchetto di sostegno e sanzioni all’Ucraina.
