L’Ucraina guarda già ai prossimi mesi, quando il freddo e i possibili attacchi alle infrastrutture energetiche potrebbero mettere nuovamente sotto pressione il Paese. Per questo il presidente Volodymyr Zelensky ha chiesto a Donald Trump un pacchetto straordinario di intercettori Patriot, mentre Kiev lavora anche a soluzioni alternative insieme alle aziende statunitensi. Sullo sfondo proseguono i contatti diplomatici tra Washington e Kiev e cambia anche la strategia militare ucraina contro gli obiettivi in territorio russo.
La richiesta di Zelensky: un “pacchetto invernale” di Patriot
In un’intervista rilasciata ad Axios, Volodymyr Zelensky ha spiegato di aver chiesto a Donald Trump un pacchetto di emergenza destinato alla stagione invernale, composto da intercettori per i sistemi di difesa aerea Patriot. L’obiettivo è rafforzare la protezione delle infrastrutture energetiche ucraine, considerate tra i bersagli principali dei bombardamenti russi.
Secondo il presidente ucraino, durante i colloqui è stata affrontata anche un’altra possibilità: collaborare con aziende americane per modificare i missili balistici prodotti dall’Ucraina, adattandoli affinché possano svolgere funzioni di intercettazione con capacità simili a quelle offerte dai Patriot.
Zelensky: “Witkoff e Kushner visiteranno Kiev”
Dall’incontro alla Casa Bianca è emersa anche la prospettiva di una missione diplomatica in Ucraina. Zelensky ha infatti riferito che Steve Witkoff e Jared Kushner dovrebbero visitare Kiev entro le prossime due settimane.
Anche il Financial Times, citando fonti informate sull’incontro nello Studio Ovale tra Trump e Zelensky, riporta che l’inviato speciale statunitense e il genero del presidente americano hanno concordato quella che sarebbe la loro prima visita ufficiale nella capitale ucraina nell’ambito degli sforzi per favorire una soluzione del conflitto.
Nelle scorse ore l’agenzia russa Tass aveva ipotizzato, senza conferme ufficiali, che Witkoff e Kushner potessero recarsi anche a Mosca nello stesso periodo.
Kiev cambia tattica negli attacchi con i droni
Parallelamente agli sviluppi diplomatici, l’Ucraina avrebbe modificato la propria strategia militare nei raid a lungo raggio contro il sistema energetico russo. Secondo il Financial Times, l’obiettivo non sarebbe più colpire indiscriminatamente le raffinerie, ma concentrare gli attacchi su componenti fondamentali e particolarmente difficili da sostituire.
Un componente di un’unità d’assalto ucraina ha descritto la nuova campagna come un’operazione attentamente pianificata e coordinata. Nei giorni scorsi Zelensky aveva inoltre annunciato di aver incaricato il nuovo comandante in capo e ministro della Difesa ad interim di ampliare gli attacchi in profondità contro il territorio russo. Il ministro della Difesa ad interim Yevhenii Khmara ha spiegato di lavorare insieme al comandante in capo Mykhailo Drapatyi con l’obiettivo di spostare il più possibile il conflitto sul territorio dell’aggressore.
Obiettivi scelti con il supporto degli esperti
Secondo quanto riferito al Financial Times da due operatori di droni impegnati nelle missioni a lungo raggio, la scelta dei bersagli si basa su un’analisi tecnica approfondita. Prima di ogni operazione, gli equipaggi ricevono briefing da ingegneri energetici ed esperti del settore, che indicano quali infrastrutture risultino indispensabili per il funzionamento degli impianti e quali richiederebbero tempi particolarmente lunghi per essere riparate o sostituite.
Le indicazioni riguardano elementi molto specifici, come condutture, camini industriali, collegamenti tra apparecchiature e altri componenti ritenuti cruciali per il funzionamento delle raffinerie. Alcune operazioni continuano comunque a prendere di mira grandi depositi di petrolio, utilizzando munizioni dotate di elementi a frammentazione.
La “guerra sistemica” contro le infrastrutture russe
Le missioni vengono predisposte con più obiettivi alternativi. Se il bersaglio principale non può essere raggiunto a causa delle difese aeree o di problemi di navigazione, gli operatori ricevono l’ordine di dirigersi verso obiettivi secondari o terzi già selezionati, evitando così di interrompere l’operazione.
Questa impostazione riflette quella che i pianificatori militari definiscono una “guerra sistemica”. Le infrastrutture energetiche russe vengono considerate come un’unica rete interconnessa e non come una semplice somma di obiettivi separati. Attraverso la mappatura dei collegamenti tra raffinerie, sottostazioni elettriche e sistemi di trasmissione, vengono individuati i nodi più vulnerabili, dove anche un ordigno di dimensioni relativamente contenute può provocare conseguenze ben più ampie dell’esplosione iniziale.
Secondo gli operatori intervistati e un’analisi delle immagini satellitari realizzata dal Financial Times, le unità ucraine hanno inoltre iniziato a colpire ripetutamente gli stessi impianti strategici prima che possano essere completamente riparati, ostacolando così il ritorno alla piena operatività delle strutture energetiche russe.
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