L’Italia chiederà all’Unione europea di utilizzare fino in fondo la nuova flessibilità concessa per le spese legate alla sicurezza energetica. A chiarirlo è stato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenuto con i cronisti in Transatlantico mentre il governo valuta quali costi inserire nella richiesta da presentare a Bruxelles. Il punto più delicato riguarda le spese già effettuate a partire dal 28 febbraio 2026, giorno dello scoppio del conflitto tra Stati Uniti e Iran.
Il governo vorrebbe capire se una parte di quei costi possa essere ricondotta alla nuova eccezione europea, ma Giorgetti ha invitato alla cautela. “La decisione della Commissione europea precisa il tipo di spese e da quando siano maturate che si possono utilizzare”, ha spiegato il ministro. L’Italia, quindi, potrà muoversi soltanto entro i confini fissati da Bruxelles.
Sicurezza energetica, quali spese potranno rientrare
Secondo Giorgetti, la Commissione europea avrebbe concesso con difficoltà l’estensione della flessibilità al settore energetico, limitandola però a determinate voci. Non sarà dunque possibile considerare automaticamente tutte le spese sostenute in un certo periodo come costi utili ai fini della clausola. “Non è che tutte quelle fatte in un determinato periodo possono essere considerate”, ha precisato il titolare del ministero dell’Economia. Saranno le prescrizioni europee a stabilire quali interventi potranno essere conteggiati e a partire da quale data.
La distinzione è importante perché la misura nasce originariamente come clausola per la difesa. Il margine previsto era pari all’1,5% ogni anno. La novità, ha spiegato Giorgetti, è che all’interno di quella soglia una quota dello 0,3% annuo potrà essere destinata alla sicurezza energetica. Il tetto complessivo potrà quindi arrivare allo 0,6%, sommando due quote annuali dello 0,3%.
Giorgetti: “Chiederemo lo 0,6%” Su questo punto il ministro ha escluso esitazioni da parte del governo.
“Noi sicuramente chiederemo tutto il massimo per la sicurezza energetica: 0,3% più 0,3% uguale 0,6%”, ha dichiarato Giorgetti. La richiesta italiana dovrà ora essere costruita sulla base dei criteri definiti dalla Commissione europea. Il margine politico annunciato dal governo è ampio, ma quello contabile dipenderà dalla natura delle spese ammesse.
La partita, quindi, non riguarda soltanto l’ammontare della flessibilità, ma anche la possibilità di ricondurre alla sicurezza energetica costi già sostenuti. Solo dopo l’esame delle prescrizioni europee sarà possibile stabilire quale parte dello 0,6% potrà essere effettivamente utilizzata dall’Italia.
