La terra continua a tremare ai Campi Flegrei dopo la forte scossa di magnitudo 4.7 registrata il 31 luglio tra Pozzuoli e Quarto, una delle più intense rilevate strumentalmente durante l’attuale crisi bradisismica. Nelle ore successive sono seguiti decine di terremoti, quasi tutti di intensità inferiore, mentre tra i residenti cresce inevitabilmente una domanda: possono verificarsi scosse ancora più forti?
La risposta degli esperti, almeno per il momento, non può essere definitiva. Secondo Andrea Billi, geologo dell’Istituto di Geoscienze del Cnr, lo sciame sismico potrebbe continuare nelle prossime ore o nei prossimi giorni, ma non esistono strumenti scientifici in grado di prevedere esattamente né quanto durerà né quale sarà la magnitudo delle prossime scosse.
Il Cnr: non possiamo prevedere quanto durerà lo sciame
Il punto centrale riguarda proprio l’imprevedibilità dei singoli terremoti. Lo sciame in corso è legato alla fase di bradisismo che interessa la caldera flegrea: il progressivo sollevamento del terreno produce deformazioni e tensioni nelle rocce, che possono rompersi generando terremoti.
Per questo non è possibile escludere a priori una scossa più intensa di quelle già registrate, così come non è possibile affermare che arriverà. Gli esperti possono analizzare l’evoluzione complessiva del sistema e i parametri geofisici, ma non prevedere giorno, ora e magnitudo di un terremoto. Il Cnr sottolinea quindi la necessità di continuare a monitorare lo sciame senza trasformare l’incertezza scientifica in una previsione di eventi più gravi.
Il fenomeno, inoltre, non è iniziato negli ultimi giorni. Una nuova fase di sollevamento della caldera è in corso dal 2005 e dal 2018 è stata accompagnata da un progressivo aumento dell’attività sismica, diventato più evidente dal 2023.
Perché anche terremoti non fortissimi possono provocare danni
Una magnitudo come quella registrata il 31 luglio potrebbe sembrare relativamente contenuta se confrontata con quella dei grandi terremoti italiani. Ai Campi Flegrei, però, c’è una differenza fondamentale: le scosse avvengono a profondità molto ridotte.
La Protezione civile ricorda che i terremoti dell’area generalmente non raggiungono magnitudo elevate, ma proprio perché sono molto superficiali vengono percepiti con particolare intensità dalla popolazione e possono danneggiare edifici e infrastrutture.
La scossa di magnitudo 4.7 è stata localizzata a circa tre chilometri di profondità ed è stata chiaramente avvertita a Napoli e in diversi comuni dell’area flegrea. Nelle ore successive lo sciame è proseguito con circa una sessantina di eventi, tra cui una scossa di magnitudo 3.1 registrata nella mattinata del primo agosto.
Una scossa più forte significherebbe che il vulcano sta per eruttare?
È probabilmente il punto che genera maggiore preoccupazione, ma un aumento della sismicità non equivale automaticamente all’imminenza di un’eruzione.
I Campi Flegrei sono una caldera vulcanica attiva e vengono costantemente sorvegliati attraverso diversi parametri: terremoti, deformazione del terreno, temperatura e composizione dei gas e delle fumarole. È l’insieme di questi indicatori, e non una singola scossa, a permettere agli esperti di valutare l’evoluzione del sistema.
Al momento il livello di allerta vulcanica resta giallo, corrispondente a uno stato di disequilibrio medio, con la Fase 2 di Attenzione. Non ci sono elementi che indichino un’eruzione imminente.
È quindi possibile che lo sciame continui e nuove scosse vengano avvertite dalla popolazione. Quello che la scienza, oggi, non può stabilire è quante saranno, quando arriveranno e quanto saranno forti. Ed è proprio per questa ragione che il monitoraggio continuo dei Campi Flegrei resta fondamentale.
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