Le immagini delle scale macchiate di sangue, del corpo riverso e delle ferite sulla gamba di Chiara Poggi non erano necessarie per raccontare il delitto di Garlasco. Per il Garante della Privacy si trattava di un “dettaglio di violenza ingiustificato”, che nulla aggiungeva alle informazioni già disponibili sulla vicenda giudiziaria.
Per questo motivo l’Autorità ha inflitto a Reti Televisive Italiane (RTI), società del gruppo Mediaset, una sanzione di quasi 60mila euro per alcuni contenuti trasmessi dai programmi “Le Iene” e “Zona Bianca”. Il procedimento è nato da due reclami presentati dai genitori di Chiara, Rita e Giuseppe Poggi.
Nel primo contestavano la diffusione di immagini dell’interno della loro abitazione e della zona in cui, il 13 agosto 2007, era stato ritrovato il corpo della figlia. Nel secondo denunciavano la messa in onda di fotografie che mostravano una ferita e alcuni lividi sulla gamba della ragazza, accompagnate dalle ricostruzioni di esperti sulle possibili modalità dell’aggressione.
Chiara Poggi, perché il Garante ha sanzionato RTI
Durante il procedimento RTI ha sostenuto che le immagini fossero funzionali alla ricostruzione della scena del crimine e permettessero agli spettatori di valutare le diverse ipotesi sulla dinamica dell’omicidio. Secondo la società, la riapertura delle indagini aveva restituito alla vicenda un forte interesse pubblico e rendeva necessario mostrare anche alcuni elementi visivi. Il Garante, però, ha respinto questa interpretazione. Le fotografie, secondo l’Autorità, non erano indispensabili per comprendere i servizi e non fornivano elementi nuovi. Al contrario, mostravano dettagli capaci di provocare un grave danno alla dignità e alla memoria della vittima, oltre che ai suoi familiari.
Il provvedimento sottolinea che il diritto di cronaca non consente di soffermarsi su particolari di violenza quando questi non possiedono una reale rilevanza informativa.Oltre alla sanzione, il Garante ha vietato ogni ulteriore diffusione delle immagini delle macchie di sangue, del corpo e delle ferite di Chiara Poggi ancora eventualmente disponibili online.
L’Autorità aveva già richiamato più volte i media sul caso Garlasco, denunciando una “continua e morbosa spettacolarizzazione” della vicenda. Nel gennaio e nel maggio 2026 aveva chiesto alle testate di rispettare il principio di essenzialità dell’informazione e la dignità di vittime, familiari, indagati e persone coinvolte.Il rinnovato interesse giudiziario sul delitto, conclude il provvedimento, non può trasformare gli spettatori in presunti tecnici chiamati a esaminare immagini forensi. Informare è legittimo; mostrare il corpo di una vittima, quando non serve alla comprensione dei fatti, non lo è.
