Beppe Grillo ai microfoni del Pulp Podcast condotto da Fedez e Davide Marra torna indietro negli anni del Movimento 5 Stelle, ricostruendo alcuni dei rapporti che hanno segnato la sua esperienza politica. Da una parte Mario Draghi, inizialmente giudicato come il “banchiere del diavolo” e poi diventato un interlocutore con cui scherzare persino attraverso messaggi in codice su fragole e mirtilli. Dall’altra Luigi Di Maio, l’ex capo politico del Movimento che Grillo definisce ancora “bravissimo”, ma che descrive come l’esempio del passaggio da “dilettante” della politica a politico di professione.
Grillo e l’incontro con “Il banchiere del diavolo”
Il racconto più curioso riguarda Mario Draghi e i primi contatti tra i due, nel 2021, quando l’ex presidente della Bce ricevette l’incarico di formare il governo. “Mi sono trovato di fronte questo banchiere del diavolo e lui pensava che io lo mandassi a fan*lo**”, racconta Grillo. L’incontro, almeno secondo la sua ricostruzione, partiva dunque da una certa diffidenza reciproca: “Ci siamo trovati così, ognuno coi propri dubbi. Ci siamo scrutati, poi con ironia ci siamo trovati”.
È proprio l’ironia, spiega l’ex garante, a diventare il terreno su cui costruire il rapporto con Draghi. “Per capire chi ho di fronte ho sempre giocato sull’ironia”, dice.
“Le fragole sono mature”, Draghi rispondeva con i mirtilli
Grillo racconta anche uno scambio di messaggi diventato nel tempo quasi un tormentone nel suo rapporto con l’ex premier. “Io gli scrivevo: ‘Le fragole sono mature’. E lui rispondeva: ‘I mirtilli no’“.
La frase “Le fragole sono mature” comparve il 6 febbraio 2021 in fondo a un post pubblicato da Grillo sul suo blog, intitolato “In alto i profili”. In quelle ore il fondatore del Movimento stava indicando alcuni dei punti da portare al tavolo delle consultazioni con Draghi, a partire dalla creazione di un ministero per la Transizione ecologica con competenze anche sulla politica energetica. Più che uno slogan isolato, la frase accompagnava quindi il progressivo avvicinamento di Grillo al nuovo esecutivo: mentre una parte del M5s guardava con sospetto all’ex numero uno della Bce, lui iniziava a presentare le condizioni programmatiche su cui costruire un possibile sostegno.
Il M5s avrebbe poi sostenuto il governo Draghi, una decisione che aprì una fase particolarmente delicata nella storia del Movimento e contribuì anche alla rottura con Alessandro Di Battista, contrario all’ingresso nella nuova maggioranza.
Il rapporto con Di Maio: “Bravissimo, per l’amor di Dio, però…”
Nel racconto della storia del Movimento c’è spazio anche per Luigi Di Maio. Grillo parte dagli inizi: “Siamo partiti con Casaleggio. Poi, mancando Casaleggio sono rimasto un po’ privo. Poi c’è stato Di Maio, bravissimo, per l’amor di Dio, però“, racconta. Il riferimento è al periodo successivo alla morte di Casaleggio, nel 2016, quando Di Maio iniziò progressivamente ad assumere un ruolo centrale nella guida politica del Movimento. Grillo ricorda invece di essere rimasto nel ruolo di garante, che oggi descrive come una posizione con un peso sempre più ridotto nelle decisioni.
La sua opinione su Di Maio diventa più chiara quando Fedez gli chiede se, alla fine, secondo lui sia diventato proprio ciò contro cui il primo Movimento diceva di battersi: un politico di professione. Grillo risponde semplicemente: “Sì”
“Preferisco il dilettante su una cosa nuova”
Grillo torna poi su una delle idee originarie del Movimento. “Quando c’è un politico professionista su una cosa vecchia, preferisco il dilettante su una cosa nuova“, sostiene, spiegando che il progetto iniziale puntava proprio a evitare la trasformazione dell’attività politica in una professione permanente.
Si riferisce alla regola dei due mandati, uno dei principi su cui più insiste ancora oggi. Secondo Grillo, terminata l’esperienza parlamentare, un eletto avrebbe dovuto mettere le competenze maturate al servizio del proprio territorio, per esempio candidandosi come sindaco, senza trasformare la permanenza nelle istituzioni nazionali in una carriera.
Di Maio, dal vertice del M5s alla rottura del 2022
Il rapporto tra Grillo e Di Maio ha attraversato quasi tutta la parabola di governo del Movimento. Di Maio fu eletto capo politico del M5s nel 2017, guidò il partito alle Politiche del 2018 e diventò vicepremier e ministro nel primo governo Conte. Successivamente passò alla Farnesina nel Conte bis e rimase ministro degli Esteri anche con Mario Draghi.
Proprio durante il governo Draghi arrivò la rottura definitiva. Nel giugno 2022 Di Maio lasciò il M5s insieme a decine di parlamentari, in una fase di forte scontro interno sulla linea da tenere nei confronti dell’esecutivo. Lo stesso Di Maio si definì allora “draghiano“, rivendicando il proprio sostegno al presidente del Consiglio. Grillo reagì duramente alla scissione. All’epoca paragonò chi lasciava il Movimento a Giuda e successivamente ribattezzò Di Maio “Gigino ‘a cartelletta“, accusandolo proprio di essersi trasformato in un politico istituzionale perdendo i valori originari. Oggi l’ex garante sostiene quindi di essere stato “estromesso” e afferma di non riconoscere più nel M5s attuale lo spirito con cui era nato: “Il Movimento doveva essere compostabile, non biodegradabile“.
