Marina Ruoppolo ha 18 anni, si è appena diplomata al Liceo Classico Umberto I di Napoli e all’esame di Maturità ha ottenuto 100. La lode, però, era già diventata irraggiungibile prima delle prove. L’ultimo giorno di scuola era scesa nel cortile dell’istituto insieme ai compagni per festeggiare, nonostante il divieto della dirigenza. Il consiglio di classe ha quindi assegnato agli studenti coinvolti 8 in condotta. Ruoppolo ha raccontato la vicenda in una lettera aperta pubblicata dal Corriere della Sera. Il suo testo non riguarda soltanto il voto finale: è un’accusa contro una scuola che, secondo la studentessa, ha progressivamente sottratto ai ragazzi gli spazi di socialità, partecipazione e dissenso.
Lettera aperta, l’8 in condotta che ha escluso la lode
Con la nuova disciplina del comportamento, il voto in condotta incide direttamente sui crediti scolastici. La legge stabilisce che il punteggio più alto previsto nella fascia determinata dalla media possa essere assegnato soltanto agli studenti con almeno 9 in comportamento. Con 8, quindi, Ruoppolo non ha potuto ottenere il massimo dei crediti dell’ultimo anno. La conseguenza non è stata la perdita del 100, raggiunto comunque all’esame, ma l’impossibilità di ricevere la lode. Per ottenerla, infatti, è necessario arrivare al massimo dei voti senza punti integrativi e avere conseguito il credito scolastico massimo complessivo.Nella sua lettera, la studentessa interpreta quella decisione come il risultato di un’idea di disciplina che premia chi “sta sempre sull’attenti, risponde agli ordini e non contesta”. La festa in cortile diventa così soltanto l’ultimo episodio di un rapporto già logorato.
Dalla festa agli assorbenti lasciati nei bagni
Ruoppolo ricorda i tentativi degli studenti di partecipare alla vita dell’istituto attraverso i rappresentanti di classe, d’istituto e delle consulte provinciali. Anche le proposte più semplici, scrive, si sarebbero scontrate con “un muro invalicabile di burocrazia” giustificato dalla necessità di garantire la sicurezza. Tra gli esempi cita i distributori autogestiti di assorbenti nei bagni. Dopo l’intervento della scuola, che avrebbe promesso di occuparsene direttamente, sarebbero rimasti vuoti.
Per la studentessa, il problema non riguarda gli assorbenti, ma l’atteggiamento con cui le iniziative dei ragazzi vengono prima scoraggiate e poi abbandonate. Nel testo compaiono anche il divieto di utilizzare il cortile, il concerto di fine anno mai realizzato e il viaggio d’istruzione in crociera, descritto come un “centro commerciale galleggiante” facilmente controllabile.
La lettera non nega che il divieto sia stato infranto. Contesta, invece, il significato attribuito a quella disobbedienza e il peso che una festa ha avuto sul riconoscimento finale. “Se questa è la scuola”, conclude Ruoppolo, “siamo contenti di non meritare il credito che spetta ai vostri migliori”.
