Un controllo dei carabinieri nell’abitazione dove viveva con la madre si è trasformato in una tragedia. Mohamed Amin Bessioud, 25 anni, di origine tunisina ma nato e cresciuto in Italia, è morto dopo essersi gettato dal balcone della sua casa a Cosenza mentre i militari stavano effettuando una perquisizione. Il giovane era sottoposto agli arresti domiciliari per reati legati alla droga e alla guida senza patente.
La perquisizione e il ritrovamento dell’hashish
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i carabinieri del Comando provinciale di Cosenza si erano recati nell’appartamento per verificare il rispetto degli obblighi imposti dalla misura cautelare e controllare l’eventuale presenza di altra sostanza stupefacente.
Durante il controllo, i militari sarebbero entrati nella camera del ragazzo insieme a lui e avrebbero trovato circa 100 grammi di hashish. A quel punto il 25enne sarebbe stato ammanettato. Poco dopo, secondo la ricostruzione fornita dalle fonti investigative, Bessioud avrebbe spintonato uno dei carabinieri e si sarebbe lanciato dalla finestra. I militari hanno immediatamente chiamato i soccorsi, ma il giovane è morto dopo il trasferimento in ospedale.
La madre: “Aveva paura dei carabinieri, si sentiva tormentato”
La madre del 25enne ha confermato che il gesto del figlio è stato volontario, ma ha raccontato ai cronisti una versione diversa sul rapporto del giovane con i controlli delle forze dell’ordine. La donna, che vive in Italia da oltre trent’anni, ha spiegato che il figlio soffriva di depressione e che avrebbe avuto timore dei carabinieri. Mostrando una fotografia del ragazzo da giovane, quando giocava a calcio, ha detto: “Era spaventato dai controlli, si sentiva tormentato da uno dei militari”.
La madre ha annunciato di voler presentare una denuncia attraverso i propri legali e di voler coinvolgere anche il Consolato. Secondo il suo racconto, il figlio sarebbe stato sottoposto a continue pressioni: “Venivano a tutte le ore”, ha riferito, aggiungendo di aver pensato in passato di denunciare la situazione, ma di essersi fermata per il timore di agire contro una persona in divisa.
Il racconto della donna: “Non sono riuscita a salvarlo”
La madre ha raccontato che, durante il controllo, i militari avrebbero chiuso la porta della stanza del figlio impedendole di entrare. Secondo la sua versione, avrebbe percepito una forte tensione e sarebbe intervenuta aprendo la porta proprio nei momenti precedenti alla tragedia.
“Ho sentito la pressione che gli stavano facendo e ho aperto la porta. Lui si è lanciato in quel momento”, ha raccontato. La donna ha detto di aver assistito alla caduta senza riuscire a intervenire: “L’ho visto lanciarsi dal balcone, non sono riuscita a salvarlo”.
La madre ha inoltre riferito di essere stata trattenuta nell’abitazione dopo l’accaduto. A suo dire, avrebbe voluto raggiungere il figlio mentre era ancora in corso l’intervento dei soccorritori, ma non le sarebbe stato consentito di scendere subito. “Soffro d’asma e volevo solo stare vicino a mio figlio nei suoi ultimi istanti”, ha raccontato.
I precedenti e la storia del giovane
Secondo la madre, quello avvenuto durante la perquisizione non sarebbe stato il primo episodio in cui il figlio aveva manifestato intenzioni autolesionistiche. In passato, ha raccontato, una vicina aveva sentito delle urla e aveva avvertito la famiglia, permettendo di evitare il peggio.
La donna ha ricordato anche il percorso personale del ragazzo: da giovane aveva giocato a calcio e, secondo il suo racconto, aveva avuto un’esperienza anche nelle giovanili del Paris Saint-Germain in Francia. Successivamente aveva frequentato l’Università della Calabria. La morte del padre, ha spiegato ancora la madre, avrebbe segnato profondamente Mohamed Amin, contribuendo al suo stato depressivo.
La disperazione della madre sul luogo della tragedia
Dopo la morte del figlio, la donna ha espresso dolore per quanto accaduto, pur ribadendo la fiducia nelle istituzioni. “Io ho fiducia dello Stato però vedi cosa ci ha regalato. Non torna più mio figlio con me”, ha detto. Poi, tra le lacrime, si è inginocchiata nel punto del piazzale dove il giovane è precipitato dal balcone. “Qui mio figlio è morto, qui”, ha ripetuto disperata. Sul caso sono ora in corso gli accertamenti per ricostruire ogni dettaglio della vicenda e verificare la dinamica di quanto accaduto durante la perquisizione.
