A quasi otto anni dal crollo del Ponte Morandi, costato la vita a 43 persone il 14 agosto 2018, il Tribunale di Genova ha pronunciato la prima sentenza del maxi processo. Il collegio presieduto dal giudice Paolo Lepri ha condannato l’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, a 12 anni di reclusione. Il manager non era presente in aula né collegato dal carcere di Opera, dove sta già scontando la condanna definitiva a sei anni per la tragedia del pullman precipitato dal viadotto Acqualonga di Avellino nel 2013, nella quale morirono 40 persone.
Condannati tutti gli ex vertici di Autostrade e Spea
Oltre a Castellucci, per il quale la Procura aveva chiesto 18 anni e sei mesi, il Tribunale ha condannato tutti i principali ex vertici di Autostrade per l’Italia e della controllata Spea. La pena più alta dopo quella di Castellucci è stata inflitta a Michele Donferri Mitelli, ex responsabile delle manutenzioni di Aspi, condannato a 11 anni di reclusione. Riccardo Mollo, ex direttore generale di Aspi, è stato condannato a 8 anni e 6 mesi, mentre Mauro Malgarini, già direttore dell’Ufficio manutenzione opere strutturali, dovrà scontare 7 anni.
Condannati a 6 anni anche Gabriele Camomilla, ex direttore centrale delle manutenzioni di Aspi, Emanuele De Angelis, ex direttore tecnico di Spea, e Maurizio Ceneri, ex dirigente della società di ingegneria del gruppo Atlantia. Paolo Berti, ex direttore delle Operazioni centrali di Aspi, e Antonino Galatà, ex amministratore delegato di Spea, sono stati invece condannati a 5 anni e 6 mesi.
Le condanne per gli ex funzionari del Ministero
La sentenza ha riguardato anche gli ex dirigenti del Ministero delle Infrastrutture, chiamati a rispondere dei controlli sulle concessioni autostradali. Il Tribunale ha condannato Mauro Coletta, già direttore della struttura ministeriale incaricata della vigilanza sulle concessioni, a 5 anni di reclusione, mentre Carmine Testa, ex direttore dell’Ufficio ispettivo territoriale del Ministero a Genova, è stato condannato a 4 anni e 2 mesi.
Sono stati invece assolti Giovanni Proietti, ex dirigente della vigilanza sulle concessioni autostradali, e Bruno Santoro, ex dirigente della Divisione tecnica del Ministero, con la formula “perché il fatto non costituisce reato” in relazione ai reati di crollo colposo, omicidio stradale e lesioni stradali. Per Proietti è stato inoltre dichiarato il non doversi procedere, per intervenuta prescrizione, su alcuni capi d’imputazione relativi al falso in atto pubblico.
L’accusa: controlli carenti e manutenzione insufficiente
La Procura di Genova ha sostenuto che il crollo del viadotto Polcevera sia stato favorito da un sistema di controlli ritenuti insufficienti o inesistenti, da una manutenzione giudicata inadeguata e dalla progressiva corrosione delle strutture portanti. Le indagini hanno inoltre evidenziato come, negli stessi anni, la concessionaria avesse aumentato i propri ricavi.
Le difese hanno invece contestato questa ricostruzione, sostenendo che il cedimento fosse riconducibile a un vizio originario di costruzione dello strallo della pila 9, un difetto che sarebbe rimasto nascosto e impossibile da individuare anche attraverso le verifiche tecniche.
Quattro anni di processo e 284 udienze
Il procedimento era iniziato il 7 luglio 2022 ed è stato uno dei più complessi della storia giudiziaria italiana. In quattro anni si sono svolte 284 udienze e sono stati processati inizialmente 59 imputati, diventati 57 dopo la morte di due persone durante il dibattimento.
Le accuse contestate comprendevano, a vario titolo, omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, crollo colposo, falso, omissione di atti d’ufficio e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro sei mesi.
In aula i familiari delle vittime
Alla lettura della sentenza erano presenti numerosi parenti delle 43 vittime del crollo. Tra loro anche Egle Possetti, portavoce del Comitato dei familiari, che prima della decisione aveva dichiarato di aspettarsi numerose condanne. Poco prima dell’inizio della camera di consiglio è arrivata anche la sindaca di Genova Silvia Salis. Il Comune si è costituito parte civile nel processo e la prima cittadina ha salutato personalmente i familiari presenti nell’aula bunker.
Le società Autostrade per l’Italia e Spea erano invece già uscite dal procedimento attraverso un patteggiamento complessivo di circa 30 milioni di euro, mentre numerose parti civili avevano raggiunto accordi risarcitori prima della conclusione del processo. Con questa sentenza si chiude il primo grado del processo sul disastro del Ponte Morandi, una delle più gravi tragedie infrastrutturali della storia italiana recente. Ora bisognerà attendere le motivazioni dei giudici e l’eventuale avvio dell’iter d’appello.
