La Camera ha approvato in prima lettura la proposta di riforma della legge elettorale con 217 voti favorevoli, 152 contrari e due astenuti. Il voto finale si è svolto a scrutinio segreto. Il provvedimento dovrà ora essere trasmesso al Senato, dove potrà essere modificato prima dell’eventuale approvazione definitiva.
La votazione è stata preceduta dalla protesta delle opposizioni, che nell’Aula di Montecitorio hanno esposto cartelli con le scritte “Meloni ha fallito”, “legge elettorale uguale legge truffa” e “la maggioranza non esiste più: a casa”.
La proposta è passata con un margine ampio, ma il confronto parlamentare ha fatto emergere profonde divisioni nel centrodestra sul tema delle preferenze.
Proporzionale e premio di maggioranza al 42%
Il testo approvato dalla Camera supera l’attuale sistema misto e prevede l’abolizione dei collegi uninominali. I parlamentari verrebbero eletti attraverso un sistema proporzionale con premio di maggioranza.
Alla lista o alla coalizione capace di ottenere almeno il 42% dei voti sarebbero assegnati 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato. Il numero complessivo degli eletti della forza vincitrice non potrebbe però superare quota 220 deputati e 113 senatori.
Qualora nessuna lista o coalizione raggiungesse la soglia del 42%, i seggi sarebbero distribuiti secondo un criterio proporzionale, senza l’attribuzione del premio.
Al momento della presentazione dei simboli, le forze politiche dovrebbero inoltre indicare il nome della persona che intendono proporre al presidente della Repubblica per la guida del governo. Non si tratterebbe comunque di un’elezione diretta del presidente del Consiglio.
Restano le liste bloccate
Il testo approvato non contiene il voto di preferenza. Gli elettori sceglierebbero quindi la lista o la coalizione, mentre i candidati verrebbero eletti secondo l’ordine stabilito nelle liste.
Martedì 14 luglio la Camera aveva respinto per un solo voto, con 188 no e 187 sì, un emendamento che prevedeva capilista bloccati e la possibilità di esprimere fino a tre preferenze.
Il giorno successivo è stato bocciato anche un emendamento di Futuro Nazionale, a prima firma del deputato Edoardo Ziello, che proponeva una più ampia introduzione delle preferenze. La proposta ha ottenuto 139 voti favorevoli e 233 contrari.
Fratelli d’Italia aveva annunciato il proprio sostegno all’emendamento, mentre Lega e Forza Italia si erano espresse contro. Poiché la votazione si è tenuta a scrutinio segreto, non è però possibile ricostruire con certezza il comportamento dei singoli parlamentari.
Approvato il voto dei fuorisede
Tra le modifiche approvate a Montecitorio figura anche l’introduzione del voto per gli elettori temporaneamente domiciliati lontano dal proprio Comune di residenza per motivi di studio, lavoro o cure mediche.
L’emendamento sui fuorisede è stato approvato all’unanimità con 349 voti favorevoli. La norma prevede l’istituzione di appositi elenchi comunali ai quali gli interessati potranno iscriversi per votare nel luogo in cui sono temporaneamente domiciliati, rispettando i requisiti e i termini previsti.
Il testo modifica inoltre l’organizzazione della circoscrizione Estero, riducendo da quattro a due le ripartizioni geografiche per la Camera e da quattro a una per il Senato.
Le tensioni nella maggioranza
Le due bocciature sulle preferenze hanno evidenziato le divergenze interne al centrodestra, ma non hanno impedito l’approvazione complessiva della proposta.
Il vicepremier Antonio Tajani ha escluso problemi nella maggioranza, sottolineando che il provvedimento è stato approvato con un margine ampio. Le opposizioni continuano invece a denunciare possibili criticità costituzionali, il mantenimento delle liste bloccate e un eccessivo rafforzamento della coalizione vincitrice.
Il prossimo passaggio sarà l’esame al Senato, probabilmente dopo la pausa estiva. A Palazzo Madama il testo potrebbe essere modificato, anche con una nuova discussione sulle preferenze. In quel caso, la proposta dovrebbe tornare alla Camera per una nuova votazione.
