Il vertice Nato di Ankara si è aperto all’insegna della tensione tra gli Stati Uniti e i suoi alleati europei. Donald Trump ha dichiarato che l’Italia “ha fatto molto male” nelle decisioni sulle sue basi. Una dichiarazione che ha dei precedenti: dietro le parole del presidente americano c’è una vicenda che risale a marzo e che ha incrinato uno dei rapporti fino a poco tempo fa più solidi tra Washington e le capitali europee
Trump sulle basi italiane: il nodo di Sigonella
Il riferimento del tycoon è alla guerra in Iran. Lo scorso marzo, l’Italia ha negato agli Stati Uniti il permesso di utilizzare la base aerea di Sigonella, in Sicilia, per i suoi bombardieri impegnati nel conflitto. Le critiche di Trump alla gestione delle basi americane sul territorio italiano riguardano proprio l’operazione contro l’Iran, ribattezzata “Epic Fury”. Ma Roma non è l’unica nel mirino: il presidente ha definito la Spagna un alleato “pessimo”, annunciando la fine dei rapporti commerciali con Madrid. Durante il bilaterale con il presidente turco Erdogan, Trump ha poi allargato l’accusa, sostenendo che Italia, Germania, Francia e Gran Bretagna abbiano rifiutato di aiutare gli Usa sull’Iran, aggiungendo di aver voluto “mettere alla prova” gli alleati.
Il dissing Trump-Meloni: dalla foto al “Restraining Order”
Il rifiuto italiano di farsi coinvolgere nella guerra ha avuto conseguenze anche sul piano personale. Trump e Giorgia Meloni, che in passato avevano costruito un rapporto di sintonia politica raramente visto tra un presidente americano e un premier italiano, sono oggi ai ferri corti. Il tycoon ha punzecchiato più volte la presidente del Consiglio, prima aveva sostenuto che la premier lo avesse supplicato per una foto, ora l’ultima stoccata è arrivata con post, pubblicato sui suoi social, in cui Meloni lo guarda dal basso accompagnato dalla didascalia “Restraining Order Needed” – servirebbe un ordine restrittivo. Lei non ha risposto. Martedì, alla vigilia del summit, Trump aveva ammorbidito i toni dicendo di considerarla una brava persona, salvo poi ribadire la sua lamentela: non c’era per noi sull’Iran. Meloni, dal canto suo, è arrivata ad Ankara accompagnata dai ministri Tajani e Crosetto e ha incontrato il presidente ucraino Zelensky, confermando il sostegno italiano a Kiev.
Le affermazioni di Rutte sui voli partiti dall’Italia
A complicare ulteriormente la posizione di Roma ci pensano le passate dichiarazioni del segretario generale della Nato. Rutte aveva affermato che dall’Europa sono partiti cinquemila voli a sostegno dell’operazione contro l’Iran, definendola una grande vittoria del presidente americano. Il segretario aveva attribuito all’Italia un ruolo chiave nell’operazione, parlando di circa 500 voli partiti dalle basi militari presenti sul territorio italiano. Il caso alimenta le tensioni con Roma e solleva dubbi sulla credibilità della guida dell’Alleanza. Una contraddizione non da poco: se da un lato Trump accusa l’Italia di non aver collaborato, dall’altro Rutte le attribuisce un contributo operativo che Palazzo Chigi nega. Lo stesso Rutte, arrivando al vertice, aveva difeso i bombardamenti americani in Iran definendoli assolutamente necessari, dal momento che Teheran avrebbe violato il cessate il fuoco con l’attacco alle navi.
