Il vertice Nato di Ankara si apre con un’agenda già carica di dossier strategici e con un fronte politico tutt’altro che secondario: il nuovo gelo tra Donald Trump e Giorgia Meloni. Nella capitale turca arrivano i leader dei 32 Paesi dell’Alleanza Atlantica per una due giorni dedicata soprattutto a spese militari, industria della difesa e sostegno all’Ucraina. Ma alla vigilia del summit il presidente americano ha riacceso la tensione con la premier italiana pubblicando su Truth un meme rivolto a Meloni, accompagnato dalla frase “serve un ordine restrittivo”.
L’episodio arriva dopo settimane di rapporti difficili tra Washington e Roma e rischia di pesare sul clima del vertice, anche se al momento non risulta in programma un faccia a faccia ufficiale tra Trump e Meloni. I due leader dovrebbero comunque ritrovarsi ad Ankara nello stesso contesto multilaterale, dopo il botta e risposta delle ultime settimane e le critiche del presidente americano ad alcuni alleati europei, accusati di non contribuire abbastanza alla sicurezza comune.
I nodi del vertice Nato
Il summit, ospitato al Complesso presidenziale Bestepe, ha come tema centrale il rafforzamento della Nato in una fase segnata dalla guerra in Ucraina, dal possibile disimpegno progressivo degli Stati Uniti dall’Europa e dalla richiesta americana di un maggiore impegno finanziario da parte degli alleati. Il segretario generale Mark Rutte ha chiesto ai Paesi membri piani “chiari, concreti e credibili” per raggiungere l’obiettivo del 5% del Pil destinato a difesa e sicurezza entro il 2035.
La Nato punta a trasformare gli impegni presi negli ultimi vertici in capacità militari concrete: nuove forniture, aumento della produzione industriale, investimenti in tecnologie strategiche, cybersicurezza, mobilità militare e protezione delle infrastrutture critiche. Ad Ankara è previsto anche un forum dell’industria della difesa, pensato per annunciare contratti e cooperazioni tra aziende europee e americane.
Il dossier Ucraina e il ruolo di Trump
Uno dei punti più delicati resta il sostegno a Kiev. La dichiarazione finale dovrebbe confermare l’impegno degli alleati a garantire all’Ucraina aiuti militari consistenti anche per il 2026 e il 2027. Volodymyr Zelensky sarà presente ad Ankara e dovrebbe incontrare Trump a margine del vertice. Il presidente americano, dopo aver parlato nei giorni scorsi con Vladimir Putin, ha sostenuto che il leader russo “vuole terminare la guerra”, una posizione accolta con prudenza dagli alleati europei.
Proprio il rapporto tra Trump e gli europei è una delle incognite principali del summit. Washington spinge da tempo per un riequilibrio degli oneri all’interno dell’Alleanza e il presidente americano continua a criticare i Paesi che, secondo la sua lettura, dipendono troppo dalla protezione statunitense. Il vertice di Ankara diventa così un banco di prova per la tenuta politica della Nato e per la capacità dell’Europa di mostrarsi più autonoma sul piano della sicurezza.
L’Italia tra spese militari e Fianco Sud
Per l’Italia il vertice arriva in una fase complessa. Roma ha sottoscritto l’impegno ad aumentare progressivamente gli investimenti nella difesa, ma continua a rivendicare una traiettoria graduale. Il governo punta anche a rafforzare il peso del Fianco Sud nell’agenda Nato, con attenzione a Nord Africa, Sahel, sicurezza energetica, terrorismo e flussi migratori.
Sul piano politico, però, il nuovo attacco di Trump a Meloni complica il quadro. La premier si presenta ad Ankara con l’obiettivo di confermare il ruolo dell’Italia tra i principali Paesi europei dell’Alleanza, ma anche con la necessità di evitare che lo scontro personale con il presidente americano oscuri i dossier strategici del summit.
Il vertice dovrebbe chiudersi con una dichiarazione incentrata sull’idea di “un’Europa più forte in una Nato più forte”. Una formula che fotografa il nuovo equilibrio interno all’Alleanza: gli Stati Uniti chiedono agli europei di fare di più, mentre l’Europa prova a trasformare l’aumento della spesa militare in maggiore peso politico. In mezzo resta il nodo più urgente: continuare a sostenere l’Ucraina senza incrinare l’unità dell’Alleanza.
